Le grandi panzane di Toni Moretti: CIVONLINE – Le tecnologie per il trattamento anaerobico godono del favore di istituzioni e ambientalisti

Tarquinia 10/04/2014

Purtroppo, ogni tanto siamo e siete costretti a leggere articoli come questi. Sproluqui di nozioni senza alcun fondamento scientifico e finalizzati a confondere le opinioni del lettore.

CIVONLINE – Le tecnologie per il trattamento anaerobico godono del favore di istituzioni e ambientalisti

Senza dilungarci troppo, per poi confondere ulteriormente i lettori ed i cittadini che vogliono capire a fondo i meccanismi legati a questi temi, facciamo semplicemente presente al signor Toni Moretti che la questione non verte tanto sulla qualità degli impianti o sulla necessità di effettuare un ciclo virtuoso dei rifiuti, sul quale, prealtro, siamo perfettamente d’accordo, le considerazioni reali invece sono, molto schematicamente, le seguenti:

Se Tarquinia volesse risolvere il problema dell’umido (FORSU) proveniente dalla raccolta differenziata potrebbe mettere in esercizio un piccolo impianto da 1500 2000 tonnellate anno! Non serve un impianto da 25000 tonnelate!

Approvvigionare un impianto da 25000 tonnellate significa alimentare un traffico impressionante di camion da tutto il circondario (soprattutto Roma). Questo secondo voi è a favore dell’ambiente?

Secondo le logiche dell’articolo e se ogni imprenditore che vuole fare business con i rifiuti avesse spazio libero, potremmo costruire un impianto simile in ogni paese del comprensorio, cosa che tra l’altro potrebbe accadere visto che di progetti simili ne esistono tre nell’arco di venti chilometri (Allumiere, Civitavecchia e Tarquinia) e sommano più 75.000 tonnellate di trattamento. Nel frattempo, la differenziata porta a porta la fa solo Allumiere e S.Marinella.

Gli impianti digestori, diciamo “virtuosi”, (e lo diciamo con fatica), sono costruiti in luoghi lontani dai centri abitati, perchè anche se bruciano gas metano, sono sempre fonti di inquinamento, anche e soprattutto per i processi di depurazione dei liquami del prodotto digestato al termine della lavorazione.

il problema rifiuti non può essere visto dalla sola ottica di un imprenditore che fa conto economico su quanto renderà negli anni questa operazione ma deve essere un progetto coordinato a livello territoriale inter provinciale, dal momento che siamo nella linea di confine tra la provincia di Roma e Viterbo, tanto è vero che, non molto tempo fa, (2011) i Sindaci del comprensorio avevano deliberato l’impegno di risolvere i problemi di smaltimento a livello territoriale.

Nel nostro territorio, inoltre, vista la prepotente presenza di fattori inquinanti, Centrale a carbone e Porto di Civitavecchia, non si deve neanche pensare di costruire altri impianti a combustione! Non si deve  bruciare  nemmeno un fiammifero in più. Ci è già sufficiente strare tra i primi nelle statistiche dei Tumori nazionali.

Per tutti questi motivi, ribadiamo con forza la nostra posizione:
Gli impianti di smaltimento umido devono essere di solo compostaggio in modalità aerobica,
in aree pubbliche destinate a tale scopo;
a gestione pubblica e dimensionati a soddisfare il fabbisogno Comunale o al massimo, del comprensorio.

Tutte queste argomentazioni sono state spiegate con grande perizia tecnico – scientifica, il 10 aprile, dai relatori al convegno “I Perchè del NO” presso la sala Sacchetti a Tarquinia (relatori Dr. Gianni Ghirga e Dr. Mauro Mocci per ISDE Ass.ne internazionale medici per l’ambiente, Prof. Michele Corti dell’Università di Milano – presidente Coordinamento Nazionale Terre Nostre, Avv. Michele Greco Legale dell’Associazione Bio Ambiente Tarquinia e Alto Lazio).

Il giudizio spetta ora a chi legge, con l’assicurazione che siamo sempre pronti a qualsiasi confronto e chiarimento.

Il Comitato

 

LEGGO.IT – Rifiuti, il sistema di pressioni di Cerroni «Ricatti ai politici». Accuse a Marrazzo Il ras minacciava chiusura Malagrotta

Rifiuti, il sistema di pressioni di Cerroni «Ricatti ai politici». Accuse a Marrazzo Il ras minacciava chiusura Malagrotta

Rifiuti: ora indagini su rete relazioni Cerroni-politica

Mercoledì 15 Gennaio 2014 – di Sara Menafra

Sono accuse pesanti quelle contro l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Non solo per aver firmato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano, firma che gli è costata l’accusa di falso e abuso d’ufficio con una valutazione molto specifica nella sua scheda allegata all’ordinanza: «Ne faceva egli stesso parte avendo rivestito un ruolo di primaria importanza per il raggiungimento dei fini illeciti». Ma anche perché ascoltato dai pm ha negato ogni rapporto con l’imprenditore: «Non ho mai pranzato né cenato con Cerroni». L’informativa dei carabinieri del Noe, del marzo 2010, racconta una storia diversa. Prima di tutto, perché i carabinieri avevano ipotizzato addirittura il reato di estorsione per il Ras delle discariche Manlio Cerroni ai danni del governatore e del sindaco Alemanno. La minaccia era quella di impedire gli smaltimenti. Interrompendo il «conferimento notturno» alla discarica di Malagrotta e chiedendo il pagamento immediato di 130 milioni di euro. Pressioni a cui Marrazzo avrebbe in parte ceduto firmando l’ordinanza. Ma più di ogni altra cosa Cerroni chiede che a gestire il capitolo rifiuti in Regione siano uomini di sua fiducia, a cominciare da Mario Di Carlo. La campagna comincia a giugno 2008, contro il parere negativo per il rigassificatore di Albano. Per far saltare questa decisione, il gruppo dell’imprenditore organizza una campagna contro l’assessore all’ambiente Filiberto Zaratti e contro il vice prefetto Stefano La Porta, uomo di stretta fiducia di Marrazzo. Contro quest’ultimo sarà organizzata una vera e propria campagna stampa, con la collaborazione di un giornalista della sede romana del Corriere della Sera.

«Noi stiamo alla provincia» Arcangelo Spagnoli, uomo di Cerroni alla struttura commissariale ai rifiuti (deceduto, è l’unico a cui la Gdf abbia trovato versamenti all’estero per 3 milioni di euro) ne parla lungamente a telefono, nell’aprile 2008, con il direttore dell’Arpa Fabio Ermolli: «Eh adesso niente, Alemanno farà la giunta…noi stiamo alla provincia (allora guidata da Nicola Zingaretti, ndr) e qua al nazionale c’è Berlusconi. Bisogna inventarsi altri giochi di squadra, i punti di riferimento sono saltati».

«Noi siamo a pranzo» Il problema è appunto la Regione, dove Cerroni vuole poter contare su Di Carlo. Il 22 giugno, incontra Giovanni Hermanin, allora presidente dell’Ama e poi chiama Di Carlo: «Ho parlato con Giovanni e si è messo in moto, attraverso gli amici suoi». Il 27 giugno 2008 Cerroni ottiene un pranzo riservato con Marrazzo. Lo incontra a Villa Piccolomini, sede di rappresentanza della Regione. Praticamente in diretta chiama Di Carlo: «Io sono qui in giro, sto andando alla colazione con Marrazzo, a Villa Piccolomini». L’accordo sembra fatto e invece ad agosto ancora nulla, la vera nomina non arriverà mai, tanto che l’imprenditore chiama il presidente del consiglio regionale Guido Milana: «Mi aveva detto che gli dava quest’incarico, senno che cazzo sta a fare questo?». Le minacce si fanno sentire anche su Alemanno. Nel dicembre 2008, l’imprenditore chiama un consigliere regionale: «Ad Alemanno gli dici: guarda sta volta questo vi leva la pelle».

leggo.it – La richiesta di arresto per Cerroni rubata dall’ufficio del Gip

Cerroni – l’uomo che ha “salvato Roma” (ndr)…

LEGGO.IT  La richiesta di arresto per Cerroni rubata dall’ufficio del Gip

Mercoledì 15 Gennaio 2014  – di Sara Menafra

C’è una talpa negli uffici del tribunale. Una manina ben inserita e molto potente, capace di arrivare nell’ufficio del gip Massimo Battistini. Mentre il gip, nel corso dell’ultimo anno, valutava gli atti che avrebbero portato all’arresto del Ras delle discariche Manlio Cerroni. E capace di far sparire l’intera richiesta di misura cautelare firmata dal pm Alberto Galanti dalla sua cassaforte. Non solo. Quando i magistrati si sono accorti di quanto era accaduto negli uffici del tribunale, il 16 luglio 2013, e hanno avviato le prime indagini si sono accorti di due particolari molto gravi: i nastri delle telecamere che filmano i corridoi di piazzale Clodio notte e giorno erano spariti. E, contemporaneamente, chi ha agito è riuscito a non lasciare nessun segno di effrazione. Insomma, c’è qualcuno all’interno del tribunale che gli ha dato una mano, permettendo di ritardare l’arrivo degli arresti. Per questo un fascicolo di indagine è stato aperto anche a Perugia. Il pm Galanti nel firmare l’integrazione alla richiesta di custodia cautelare è esplicito: «La sottrazione, pur essendo allo stato commesso da soggetti ignoti, deve con ogni probabilità ricondursi alla sfera di influenza esercitata dagli odierni indagati, la cui “onnipresenza” all’interno della pubblica amministrazione è conclamata da una serie infinita di riscontri».

Marrazzo nel sistema Il deposito degli atti a sostegno della misura di custodia cautelare ai domiciliari per sette indagati (ieri ci sono stati i primi interrogatori di garanzia) dà anche il quadro di quanto fossero forti i legami di Cerroni con la politica. Accuse molto pesanti sono quelle contro l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Non solo per aver firmato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano, firma che gli è costata l’accusa di falso e abuso d’ufficio. La scheda che gli inquirenti gli hanno dedicato spiega che di quel sistema di relazioni «faceva egli stesso parte avendo rivestito un ruolo di primaria importanza per il raggiungimento dei fini illeciti. Egli gettava le basi per quelle che veniva successivamente inquadrate come attività di artificio e raggiro finalizzate all’ottenimento di pubbliche erogazioni».
Firmando l’autorizzazione per la costruzione del gassificatore di Albano, Marrazzo faceva anche in modo che su quel capitolo andassero i fondi europei Cip6. Il 30 marzo del 2008, quando la prima autorizzazione sembra essere bloccata, da un parere negativo alla valutazione di impatto ambientale, il governatore interviene di persona.
Arcangelo Spagnoli, responsabile del provvedimento, si confronta con un ingegnere del commissariato. Spagnoli: «Allora, abbiamo scritto una lettera violenta contro quelle stronz…»; Martino: «Ah…»; Spagnoli: «Bisogna aspettarsi per domani chiamate tambureggianti. Ovviamente ci abbiamo la sponda anche il Presidente, molto incazzato, quindi, insomma non è lavoro a vuoto .. dovrà avere prima o poi un esito positivo».
La valutazione del gip è molto chiara. Marrazzo era consapevole che su quell’impianto sarebbero arrivati i finanziamenti: «Nonostante le incombenze pratiche venivano lasciate agli addetti ai lavori, le strategie di massima venivano indicate da Piero Marrazzo – scrive – Era sottinteso, come già affermato, che in questo senso v’era un’unità d’intenti tra la parte politica e quella imprenditoriale. Il presidente e commissario Piero Marrazzo aveva dato un chiaro segnale in tal senso aprendo la strada e spianandola a quelle procedure finalizzate a far piovere gli incentivi CIP6 sull’impianto di Albano».
Le Minacce Perché tutta questa solerzia? Sono i Carabinieri del Noe, in una informativa, a dare il quadro della situazione, ipotizzando addirittura il reato di estorsione per il Ras delle discariche Manlio Cerroni ai danni del governatore e del sindaco Alemanno. «La minaccia era quella di impedire gli smaltimenti, in modo da indurre il Sindaco Alemanno e il presidente della Giunta regionale Lazio, Marrazzo, a disporre il pagamento di circa 130 milioni di euro di fatture arretrate», scrivono. Tra gli obiettivi c’era la nomina, in Regione, di uomini di fiducia di Cerroni. In particolare Mario Di Carlo per cui Cerroni pretendeva la delega ai rifiuti, mai effettivamente concessa da Marrazzo. Sebbene a verbale l’ex governatore abbia sempre negato, i due si sarebbero visti anche a pranzo, nella sede di rappresentanza di Villa Piccolomini. Il governatore aveva delegato i rapporti al suo vice, Esterino Montino. Scrive il gip: «L’attività aveva messo in evidenza il fatto che Marrazzo aveva affidato al vicepresidente Montino la conduzione, sul piano politico, delle scelte in tema di gestione dei rifiuti, ma questo non esulava il presidente dal conoscere anch’egli le dinamiche intrinseche di tali scelte». Quando arrivano i Carabinieri per le prime ispezioni, Spagnoli difende quanto fatto e si confida: «Li ho difesi anche dai Carabinieri, li dovevo far arrestare. L’ho fatto perché c’era Piero Marrazzo dietro tutto questo reticolo». Anche ad Alemanno sarebbero arrivate minacce. A dicembre 2008, tramite un consigliere regionale, Cerroni fece arrivare le sue pressioni sull’allora sindaco: «Gli dici: guarda sta volta questo vi leva la pelle». Le informative parlano di rapporti tra Cerroni ed una serie di politici anche nazionali, tra cui Francesco Rutelli e Giuseppe Fioroni. E’ però il capo della Protezione civile Guido Bertolaso a dargli una mano attiva quando l’imprenditore Fabio Altissimi, poi diventato uno dei principali accusatori, gli scrive per denunciare le anomalie: «Non si ravvisano elementi che ne giustifichino il coinvolgimento nelle numerose questioni sollevate», gli risponde.
Talpe in regione I contatti in Regione permettevano alla rete di avere informazioni anche sulle indagini in corso. L’11 novembre del 2012, quando il parlamentare Stefano Pedica si presenta a Malagrotta per un’ispezione, l’effetto sorpresa non c’è. Nel gruppo Cerroni si sa già da 24 ore. Federica Conte, segretaria di Cerroni, è stata avvertita. La comunicazione inviata alla segreteria dell’assessore ai Rifiuti, Pietro Di Paolo, è già stata girata a Cerroni. La Mazzei, segretaria di Di Paolo, si attiva per ogni richiesta da parte di Conte, anche quelle «non limpidamente istituzionale». A Rando, braccio destro di Cerroni, Conte dice al telefono dice di essere andata alla Regione a prendere «le copie del collaudo e delle casse che vanno consegnate in Arpa, Provincia e Comune e che ha mandato una nota proprio a Fegatelli. E poi, quando Rando le chiede come comportarsi in merito all’ispezione risponde: «Noi non dobbiamo assolutamente essere al corrente».
Atti modificati Il 29 dicembre 2010 il gruppo Cerroni riesce a modificare la relazione di stabilità dei versanti di Malagrotta, utilizzando, in accordo con un suo assistente, la firma digitale dell’ingegnere che l’aveva redatta. I carabinieri del Noe lo deducono dalle intercettazioni. «Io adesso, nell’immediato non te la posso modificare», dice l’assistente alla Conte, dopo averle annunciato che gli è arrivata la firma digitale dell’ingegnere. «Te lo posso fare tra un’oretta». E la segretaria: «Si va bene, tanto noi dobbiamo consegnare oggi entro capito? Entro un certo orario dobbiamo consegnare». L’assistente risponde: «Certo se c’hanno fretta, la firma ce l’hai basta che scrivi sopra a quella cosa…dichiarazione sulla stabilità dei versanti di Malagrotta». E la segretaria «Però aspetta un’attimo, dichiarazione e basta, io sottoscritto, come la fa lui?».

Il Fatto Quotidiano – Rifiuti, 7 arresti a Roma: anche il patron di Malagrotta Manlio Cerroni

Rifiuti, 7 arresti a Roma: anche il patron di Malagrotta Manlio Cerroni – Il Fatto Quotidiano

Rifiuti, 7 arresti a Roma: anche il patron di Malagrotta Manlio Cerroni

Sette persone sono state arrestate dai carabinieri del Noe di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti del Lazio. Tra questi anche l’imperatore dei rifiuti di Roma, l’ottavo re che ha vissuto negli anni di centrodestra e centrosinistra come il padrone, il monopolista nella gestione del pattume sia nella capitale che nel Lazio: Manlio Cerroni, proprietario dell’area della discarica di Malagrotta, è finito ai domiciliari. Un’inchiesta, quella della Procura di Roma, che scompagina un sistema di potere giocato in forza del controllo della catena di comando a rischio di lasciare la Città eterna inondata di rifiuti. Sistema che ha fatto comodo alla politica, incapace di scelte e di governare il ciclo. Con Cerroni agli arresti domiciliari altre 6 persone: imprenditori, ma anche funzionari pubblici. Associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e truffa sono tra i reati contestati a vario titolo agli indagati. Ai domiciliari Francesco Rando, uomo di fiducia dell’avvocato e gestore della Pontina Ambiente. Rando gestisce anche la E.giovi srl che, insieme al Consorzio Co.la.ri., è tra le aziende principali dell’avvocato che fatturano in media 150 milioni di euro all’anno.

L’inchiesta da Velletri
Ne ha fatta di strada Cerroni, una vita in sella dai tempi della sindacatura nel piccolo paese di Pisoniano, in provincia di Roma, anni Cinquanta, quando si faceva immortalare vicino a Giulio Andreotti fino all’ascesa da imprenditore. Cerroni ha costruito un impero controllando la mega discarica di Malagrotta che per 30 anni ha ingoiato i rifiuti di Roma, di Fiumicino e della città del Vaticano. Società in tutta Italia e anche all’estero, un patrimonio sconfinato e impianti costruiti in mezzo mondo. Ora l’epilogo dei domiciliari. L’inchiesta è partita nel 2009, condotta dai carabinieri del Noe di Roma agli ordini del colonnello Ultimo e del capitano Pietro Rajola Pescarini. La Procura di Velletri, pm Giuseppe Travaglini, aveva chiesto gli arresti, ma il gip nell’aprile 2012 ha traferito gli atti per competenza alla Procura capitolina. Sotto accusa era finita la gestione del polo industriale di Albano Laziale, dove l’anziano avvocato, con la Pontina Ambiente, gestisce una discarica e un Tmb, impianto di produzione del cdr, le balle dei rifiuti da incenerire. Secondo l’accusa veniva prodotto cdr in misura inferiore rispetto a quanto veniva poi fatto pagare ai Comuni conferitori, con risparmio per il privato che spendeva di meno per smaltirlo in discarica, che in tanto si esauriva prima, piuttosto che per incenerirlo. I comuni pagavano per un servizio che non ricevevano procurando così un vantaggio alla società di Cerroni. L’inchiesta per competenza si è spostata a Roma, i pm Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia sotto la guida del procuratore Giuseppe Pignatone, hanno chiesto le misure cautelari, oggi accolte dal gip, ordinanza eseguita dagli uomini del Noe.

Il funzionario a disposizione
Se c’è l’imprenditoria non può mancare il funzionario regionale, anche lui ai domiciliari, si tratta di Luca Fegatelli. Notizie riguardo l’indagine, che oggi ha portato all’esecuzione delle misure cautelari, erano già state pubblicate eppure Fegatelli, anche quando Nicola Zingaretti è stato eletto presidente della Regione, è rimasto in sella con una sfilza di incarichi (ilfattoquotidiano.it ne contò 10). Tra questi anche quello di direttore dell’agenzia regionale per i beni confiscati. Fegatelli è stato dirigente della direzione regionale energia e rifiuti fino al 2010 prima di passare a capo del dipartimento istituzionale e territorio, ruolo che oggi ricopre. Per gli inquirenti è stato a disposizione del gruppo imprenditoriale, è risultato il vero regista, l’uomo chiave della strategia “cerroniana” in Regione. Insieme a Cerroni ai domiciliari finiscono i suoi uomini di sempre, i fedelissimi che da anni sono stati ai vertici della galassia di imprese dell’avvocato.

L’assessore al telefono
Ai domiciliari anche Bruno Landi, ex presidente della Regione Lazio negli anni Ottanta, craxiano di ferro, presidente di Federambiente Lazio, che ha ricoperto diversi ruoli nelle società dell’avvocato da Viterbo a Latina. Landi è stato il punto di contatto con il mondo della politica. Quella politica che ha sempre acconsentito alle richieste dell’avvocato per lo spettro della spazzatura in strada e l’incapacità dei partiti di avviare un ciclo di gestione dei rifiuti. Negli atti, l’informativa dei carabinieri del Noe inviata alla Procura di Velletri, anche una telefonata con l’attuale assessore regionale Michele Civita (estraneo all’inchiesta), quando era assessore in Provincia. Conversazioni che raccontano il ruolo e il potere di Cerroni. Era il 2010. I carabinieri scrivono nell’informativa: “L’assessore, sebbene in un primo momento sembra tenere testa alle pretese dell’avvocato, alla fine soccombe dietro la paura di creare un problema igienico-sanitario simile a quello vissuto dalla città di Napoli, così come paventato dal Cerroni stesso”. Un potere e un ruolo che hanno affascinato anche Goffredo Sottile (pure lui estraneo all’indagine), ultimo commissario per l’emergenza rifiuti a Roma, che anche in pubblico aveva espresso apprezzamenti per l’avvocato. Nonostante l’indagine in corso a carico di Cerroni – nota già dallo scorso anno – Sottile ha insistito per affidargli la gestione della nuova discarica che avrebbe servito Roma dopo Malagrotta. Ipotesi poi tramontata. Tramontata come la rete di potere dell’anziano avvocato.

Per la seconda volta in “Marcia” – www.lacivettadicivitavecchia.it

Per la seconda volta in “Marcia”

PORTO: le navi continuano imperterrite a liberare i loro fumi sulla città e le prescrizioni sull’elettrificazione delle banchine del ministero dell’ambiente, restano inascoltate da parte dell’autorità portuale
CENTRALE: il sindaco lascia che venga approvata un’AIA che permette di bruciare 900.000 tonnellate di MarciaDellaSalutecarbone in più all’anno per 1500 ore in più di funzionamento rispetto alla VIA del 2003. Carbone che potrà essere di qualità scadente, ovvero con contenuto di zolfo < 1% anzichè minore dello 0,3% come prevede il piano di risanamento della qualità dell’aria della Regione Lazio.
TRAFFICO: denunciamo la totale assenza di politiche di mobilità e viabilità. Secondo il polo idrogeno nel 2010 a Civitavecchia c’erano 610 macchine ogni 1000 abitanti. E abbiamo un TPL da terzo mondo!

INFINE SIAMO LA TERZA CITTÀ D’ITALIA PER INCIDENZA TUMORALE E NESSUNO HA MAI SMENTITO UFFICIALMENTE QUESTO DATO

IL COMITATO ANTIDISCARICA INVITA TUTTI A PARTECIPARE

Comunicato Codacons: “C’è tempo fino al 30 settembre per chiedere il risarcimento sull’Aia di Tvn” – trcgiornale.it

Codacons: “C’è tempo fino al 30 settembre per chiedere il risarcimento sull’Aia di Tvn”.

“Scade il 30 settembre il termine per aderire ad adiuvandum all’azione collettiva del Codacons volta ad ottenere il risarcimento di 1.500 Euro, calcolato in via equitativa per ogni cittadino che parteciperà al ricorso contro l’inquinamento prodotto dalla centrale Enel di TVN, nonchè l’annullamento della disastrosa AIA firmata a marzo 2013, per il Comune di Civitavecchia, dal Sindaco Tidei e dall’Ing. Marco Censasorte i quali, in totale e arbitraria solitudine, hanno deciso -senza confrontarsi con la cittadinanza nè con la pluralità di forze politiche che pur compongono maggioranza e opposizione- della salute di tutti i cittadini del territorio”.

“Tale scellerata decisione di rinnovare l’Autorizzazione per altri 21 anni -e addirittura con un peggioramento dei parametri di quantità e qualità del carbone, che inevitabilmente si ripercuoterà ancora più negativamente sulla salute umana- risulta ancora più grave alla luce degli studi epidemiologici che rilevano come la nostra città abbia il triste primato per le patologie e i decessi correlati all’inquinamento. Prima nel Lazio, proprio come Taranto è prima in Puglia.

E’ doveroso ricordare ai cittadini che il Codacons è stato supportato in questa battaglia dai Medici per l’Ambiente dell’Isde, ai quali si è poi aggiunto il Comitato No Megadiscarica di Allumiere. Non da ultima, importante l’azione coadiuvante fortemente voluta da SEL, promossa attraverso mozioni e proposte di legge, presentate sia a livello regionale che parlamentare.

Dagli altri piccoli gruppetti che si autodefiniscono “ambientalisti”, è pervenuta solo retorica autoreferenziale e nessun aiuto. Anzi. Spesso critiche inconcludenti e qualunquiste tese, inspiegabilmente, a minare l’azione di chi si sta battendo con forza ed impegno per quello che, per loro dire e proclamare da anni, sarebbe anche il loro scopo: la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Non aderendo al ricorso (oltre a far dubitare sui loro reali obiettivi), si sono autodelegittimati ad intervenire sull’argomento.
Ricordiamo ai cittadini che manifestazioni, sitt-in, flash-mob, gazebo e quant’altro, si sono rivelati inconcludenti, e dunque è ora più che mai necessario e doveroso -anche per salvaguardare la salute delle generazioni future- passare dalle chiacchiere ai fatti ed opporsi all’emergenza ambientale e sanitaria attraverso l’unica arma possibile: l’adesione al ricorso Codacons. Per partecipare è necessario recarsi in via Strambi n.17 con n.2 fotocopie di documento d’identità e codice fiscale entro il 30 settembre”.

CODACONS CIVITAVECCHIA

CIVONLINE – Pascale: “Va riaperto il confronto con Enel”

“Buoni i propositi, buone le idee, di fatto però Civitavecchia, in tema rifiuti, sta come 5 anni fa … ndr”

Pascale: “Va riaperto il confronto con Enel”

CIVITAVECCHIA – “Va riaperto il confronto con Enel”. A dirlo è un’aggregazione di cittadini di cui fa parte anche Mario Michele Pascale. “Secondo le direttive del programma di centrosinistra, che rappresenta il patto politico su cui si basa la giunta Tidei, si deve andare a una riduzione delle emissioni in atmosfera attraverso una riduzione della potenza delle centrali. A nostro avviso – scrive Pascale – la data di chiusura degli stabilimento, così come fin qui è stata posta, va troppo in là. Soprattutto non vi è chiarezza sulla potenza fin qui prodotta. La data di termine delle attività delle centrali va spostata all’indietro e la loro operatività ridotta. Va chiesto ad Enel – suggerisce Pascale – un “piano di chiusura”. Le centrali dovranno produrre energia a scalare, approssimandosi, nel giorno di chiusura, allo zero. Scalare l’energia prodotta, diminuirla di giorno in giorno, vuol dire diminuire progressivamente le emissioni in atmosfera. Vogliamo arrivare al giorno della chiusura con emissioni vicinissime allo zero”. E Pascale e i “suoi” (tra cui anche il delegato alle rinnovabili Massimo Mazzarini) chiedono anche “la dismissione del quarto blocco di Tvn. Pur prendendo positivamente atto del No secco del nostro Sindaco alla combustione di rifiuti, riteniamo che la chiusura del gruppo che all’occorrenza dovrebbe bruciare immondizia, sia la migliore garanzia possibile per la cittadinanza. Saremmo definitivamente protetti sia dal partito della monnezza che da eventuali emergenze nazionali”. Insomma “non più combustibili fossili, ma energie rinnovabili” e tra queste citano il fotovoltaico, l’eolico puntando i riflettori anche sulla ricerca sull’idrogeno. “La ripresa del polo idrogeno porterebbe alla città un valore aggiunto sia a livello di produzione energetica che di posti di lavoro. Ma per fare questo è necessario che la politica cessi di discutere sulle competenze: mentre si ragiona e si tira la coperta di qua e di là, altre città potrebbero beneficiarne, soffiandoci via da sotto il naso l’opportunità rappresentata dal polo idrogeno. Riteniamo – concludono – per dipanare la matassa delle competenze, che il coordinamento del progetto debba andare al delegato alle rinnovabili che, proprio in virtù della delega ricevuta è competente da un punto di vista politico, oltre ad avere tutte le conoscenze e capacità tecniche necessarie”.

(04 Set 2013 – Ore 15:24)

 

 

CIVONLINE – Discarica, Tidei scrive al Ministro dell’Ambiente

CIVONLINE – Discarica, Tidei scrive al Ministro dell’Ambiente

 Il Sindaco: “La realizzazione della discarica comporterebbe danni irreparabili, a livello turistico ed economico, per tutti i Comuni del nostro comprensorio”

CENTRO CHIMICO

CIVITAVECCHIA – Niente rifiuti della Capitale in zona Santa Lucia. A ribadirlo, dopo l’intervento di tutta l’amministrazione comunale, è il sindaco Pietro Tidei che ha deciso di scrivere al Ministro dell’Ambiente Orlando. “In questi giorni – si legge nella lettera inviata dal primo cittadino – si sta riaprendo la discussione, soprattutto all’interno del Consiglio comunale di Roma, riguardo all’annoso problema dell’ubicazione della nuova discarica che sostituirà il sito di Malagrotta. In passato – prosegue la lettera – era stata avanzata, tra le tante, anche l’ipotesi del territorio comunale di Civitavecchia e in particolare del comprensorio militare di Santa Lucia, quale possibile soluzione del problema. A tale ipotesi, ovviamente, era seguita una unanime e decisa presa di posizione contraria di tutti i Comuni del comprensorio, preoccupati di dover subire un’altra servitù di grande impatto ambientale che per questo territorio sarebbe insostenibile”. E il primo cittadino ricorda come “Civitavecchia è sede di uno dei più grandi poli di produzione energetica con due centrali termoelettriche (Enel e Tirreno Power) di cui una recentemente riconvertita a carbone, un grande porto praticamente ubicato al centro della città, e grandi depositi costieri di carburante. Il tutto in un territorio comunale di modesta estensione che rende ancor più pesanti queste presenze”. Il Sindaco inoltre ricorda al Ministro dell’Ambiente, come la zona in questione (quella di Santa Lucia) “si trova nella parte meridionale dei Monti della Tolfa ove è presente una zona a protezione speciale (zps) che è un’area naturale protetta istituita in base alla direttiva 79/409/Cee. La realizzazione della discarica comporterebbe danni irreparabili, a livello turistico ed economico, per tutti i Comuni del nostro comprensorio senza contare che la stessa, che poi sarebbe la più grande discarica d’Europa, si troverà tra le due necropoli di Cerveteri e Tarquinia che sono patrimonio mondiale dell’umanità”. E Tidei rispolvera anche i dati del rapporto regionale del 2010 riguardante la zona di Civitavecchia: “Tra gli uomini si è avuto un incremento malattie polmonari croniche e un aumento di decesso per tutti i tumori, in particolare per il tumore polmonare, della pleura e del tessuto linfoematopoietico. Tra le donne è stato osservato un eccesso di persone ricoverate per tumore alla mammella. Infine la possibilità che l’arsenico presente nei rifiuti possa inquinare le falde acquifere di un territorio, dove in passato sono state continuamente richieste deroghe per i valori di questo elemento nell’acqua potabile, causa di aumento di diabete e malattie tumorali, costituisce un ulteriore valido motivo per evitare di innescare questa bomba ecologica”. Tutti motivi per cui Tidei, a nome suo, del Consiglio comunale e della Giunta e di tutta la cittadinanza chiede “un Suo (riferendosi al Ministro dell’Ambiente) autorevole intervento che rassicuri i nostri concittadini e allontani definitivamente questa sciagurata ipotesi. Voglio inoltre confermarle – conclude il Sindaco nella lettera – che saremo comunque vigili e quanto mai determinati affiché la città di Roma non trovi la soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti creando servitù inaccettabili per il nostro territorio e la nostra gente”.

(08 Ago 2013)

Non solo Fluff. Ecco cosa c’è “già” nella discarica al Divino Amore – Affaritaliani.it

Non solo Fluff. Ecco cosa c’è “già” nella discarica al Divino Amore – Affaritaliani.it

Un nulla osta della Regione datato 2009 autorizza la Ecofer a smaltire non solo i residui ferrosi degli autodemoloitori ma anche pneumatici fuori uso, percolato prodotto in discarica, fanghi prodotti da trattamenti chimico fisici e prodotti da acque reflue industriali e resine a scambio ionico saturate o esaurite. Tra i cittadini monta la protesta.

Affaritaliani.it – Giovedì, 8 agosto 2013 – 15:15:00

Nel 2003 l’Assessore all’Ambiente della Regione Verzaschi autorizza la società Ecofer Ambiente SRL a realizzare e mettere in esercizio una discarica per rifiuti provenienti dalle attività di autodemolizione presso il sito all’ormai famigerato chilometro 15 e 300 di via Ardeatina. A poco sono serviti i comitati dei cittadini che già allora si erano mobilitati per impedire la realizzazione della discaria che nel giro di pochi anni e tra provvedimenti di revoca e riapertura entra in piena attività. Ma cosa c’è davvero in questo sito?

Ora, dal nulla osta rilasciato nel 2009 dalla Regione Lazio è chiaro che all’interno dell’invaso quello che viene smaltito non è solo il materiale ferroso residuo del processo di demolizione delle aumobili: al cosidetto “car fluff”, composto da  un miscela eterogenea di materiali metallici, ferrosi e non, di plastica, di gomma, vetro, fibre tessili, carta e cartone, vernici, vanno aggiunti altri rifiuti che sono stati stoccati nel sito. Quindi oltre ad ospitare le carcasse di veicoli fuori uso e degli elettrodomestici, con la scusa di un “uso ingenieristico” ovvero per realizzare le sponde relative ai bacini e zavorrare i teli di protezione, la discarica è autorizzata per stoccare 1600 tonnellate di penumatici.
La discarica è autorizzata anche: all’utilizzo in ricircolo del percolato; allo stoccaggio dei fanghi prodotti da processi industriali e dai processi di chiarificazione dell’acqua; nonchè resine a scambio ionico sature o esaurite. Tra i cittadini esasperati dalle proteste un’ennesima brutta scoperta che lascia l’amaro in bocca e fa crescere le preoccupazioni per quello che è veramente contenuto in quella discarica a due passi da case e aziende agricole.

ECCO IL DOCUMENTO

Il Messaggero – Sottile ha scelto: discarica sull’Ardeatina Inviata la relazione al ministro

Sottile ha scelto: discarica sull’Ardeatina Inviata la relazione al ministro – Il Messaggero

ROMA La relazione del commissario per l’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, è arrivata sul tavolo del ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. E per la discarica c’è scritto Falcognana, sull’Ardeatina. Ma chi resterà con il cerino in mano? Chi si prenderà la responsabilità di mettere la firma sulla scelta della nuova discarica?

Il piano per la discarica

Ieri nell’ufficio del ministro Orlando c’era una buona dose di inquietudine. Nessuno lo dirà mai apertamente, ma il timore che il sindaco, Ignazio Marino, e il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, vogliano scaricare il peso della scelta su Goffredo Sottile, commissario per l’emergenza rifiuti, e dunque sul ministro Orlando, era palpabile. Per cui il ministro ha voluto mettere in chiaro una cosa: darà l’avallo alla nuova discarica solo se ci sarà il pieno accordo di tutti gli enti locali. Altrimenti, Roma dovrà risolversi da sola i problemi.

I NODI
Per oggi è prevista la manifestazione dei cittadini del IX Municipio sull’Ardeatina, che anche il rischio che si blocchi la circolazione nel tardo pomeriggio. In queste ore il prefetto Goffredo Sottile ha continui contatti telefonici con Comune e Regione. Non è tutto risolto, anzi. Ci sono soprattutto due nodi. Il primo è l’opposizione – oltre che del Municipio e della popolazione – della Ecofer Ambiente Srl, la società proprietaria della discarica sull’Ardeatina per materiale non ferroso proveniente dalle autodemolizioni. Nei giorni scorsi i vertici dell’azienda sono stati molto chiari con un comunicato stampa: «Non abbiamo mai ricevuto alcuna richiesta. L’impianto della Falcognana è nato e opera esclusivamente al servizio di attività industriali di filiera finalizzate al recupero delle

autovetture a fine vita. Smentiamo dunque ogni interesse a tala paventato impiego – discarica per i rifiuti trattati di Roma – che è antitetico agli obiettivi aziendali e sarebbe di grave nocumento al regolare svolgimento della gestione aziendale». Discorso chiuso dunque? No. In realtà il commissario Sottile ha strumenti e poteri per prendere possesso dell’area con l’esproprio e realizzarvi la discarica. C’è però il problema dei tempi. Se si alimenta una battaglia giudiziaria con i proprietari si allontana il giorno in cui Roma potrà portare in quell’impianto i rifiuti. Altro nodo: le dimensioni sono ridotte e non è possibile ampliare quella discarica.

Questo significa che l’area della Falcognana potrà essere utilizzata per poco più di un anno, al massimo due. E dopo Roma dovrà trovare una piccola discarica

definitiva. Piccola perché si spera di avere raggiunto il famoso 65 per cento della differenziata. (Ecco, una cosa che tutti i romani dovrebbero avere ben chiaro in testa: fate la differenziata, altrimenti l’emergenza sarà sempre dietro l’angolo e con essa la necessità di una grande discarica. Inutile lamentarsi se tutti – dall’Ama al singolo cittadino – non fanno la propria parte).

Ultima domanda: cosa succede se da Comune e Regione non arriva un chiaro sostegno al sito della Falcognana? I rifiuti saranno portati all’estero per molti anni, con conseguenze sulla tariffa dei rifiuti facilmente prevedibili.

Martedì 30 Luglio 2013 – 09:03
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: