LEGGO.IT – Rifiuti, il sistema di pressioni di Cerroni «Ricatti ai politici». Accuse a Marrazzo Il ras minacciava chiusura Malagrotta

Rifiuti, il sistema di pressioni di Cerroni «Ricatti ai politici». Accuse a Marrazzo Il ras minacciava chiusura Malagrotta

Rifiuti: ora indagini su rete relazioni Cerroni-politica

Mercoledì 15 Gennaio 2014 – di Sara Menafra

Sono accuse pesanti quelle contro l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Non solo per aver firmato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano, firma che gli è costata l’accusa di falso e abuso d’ufficio con una valutazione molto specifica nella sua scheda allegata all’ordinanza: «Ne faceva egli stesso parte avendo rivestito un ruolo di primaria importanza per il raggiungimento dei fini illeciti». Ma anche perché ascoltato dai pm ha negato ogni rapporto con l’imprenditore: «Non ho mai pranzato né cenato con Cerroni». L’informativa dei carabinieri del Noe, del marzo 2010, racconta una storia diversa. Prima di tutto, perché i carabinieri avevano ipotizzato addirittura il reato di estorsione per il Ras delle discariche Manlio Cerroni ai danni del governatore e del sindaco Alemanno. La minaccia era quella di impedire gli smaltimenti. Interrompendo il «conferimento notturno» alla discarica di Malagrotta e chiedendo il pagamento immediato di 130 milioni di euro. Pressioni a cui Marrazzo avrebbe in parte ceduto firmando l’ordinanza. Ma più di ogni altra cosa Cerroni chiede che a gestire il capitolo rifiuti in Regione siano uomini di sua fiducia, a cominciare da Mario Di Carlo. La campagna comincia a giugno 2008, contro il parere negativo per il rigassificatore di Albano. Per far saltare questa decisione, il gruppo dell’imprenditore organizza una campagna contro l’assessore all’ambiente Filiberto Zaratti e contro il vice prefetto Stefano La Porta, uomo di stretta fiducia di Marrazzo. Contro quest’ultimo sarà organizzata una vera e propria campagna stampa, con la collaborazione di un giornalista della sede romana del Corriere della Sera.

«Noi stiamo alla provincia» Arcangelo Spagnoli, uomo di Cerroni alla struttura commissariale ai rifiuti (deceduto, è l’unico a cui la Gdf abbia trovato versamenti all’estero per 3 milioni di euro) ne parla lungamente a telefono, nell’aprile 2008, con il direttore dell’Arpa Fabio Ermolli: «Eh adesso niente, Alemanno farà la giunta…noi stiamo alla provincia (allora guidata da Nicola Zingaretti, ndr) e qua al nazionale c’è Berlusconi. Bisogna inventarsi altri giochi di squadra, i punti di riferimento sono saltati».

«Noi siamo a pranzo» Il problema è appunto la Regione, dove Cerroni vuole poter contare su Di Carlo. Il 22 giugno, incontra Giovanni Hermanin, allora presidente dell’Ama e poi chiama Di Carlo: «Ho parlato con Giovanni e si è messo in moto, attraverso gli amici suoi». Il 27 giugno 2008 Cerroni ottiene un pranzo riservato con Marrazzo. Lo incontra a Villa Piccolomini, sede di rappresentanza della Regione. Praticamente in diretta chiama Di Carlo: «Io sono qui in giro, sto andando alla colazione con Marrazzo, a Villa Piccolomini». L’accordo sembra fatto e invece ad agosto ancora nulla, la vera nomina non arriverà mai, tanto che l’imprenditore chiama il presidente del consiglio regionale Guido Milana: «Mi aveva detto che gli dava quest’incarico, senno che cazzo sta a fare questo?». Le minacce si fanno sentire anche su Alemanno. Nel dicembre 2008, l’imprenditore chiama un consigliere regionale: «Ad Alemanno gli dici: guarda sta volta questo vi leva la pelle».

leggo.it – La richiesta di arresto per Cerroni rubata dall’ufficio del Gip

Cerroni – l’uomo che ha “salvato Roma” (ndr)…

LEGGO.IT  La richiesta di arresto per Cerroni rubata dall’ufficio del Gip

Mercoledì 15 Gennaio 2014  – di Sara Menafra

C’è una talpa negli uffici del tribunale. Una manina ben inserita e molto potente, capace di arrivare nell’ufficio del gip Massimo Battistini. Mentre il gip, nel corso dell’ultimo anno, valutava gli atti che avrebbero portato all’arresto del Ras delle discariche Manlio Cerroni. E capace di far sparire l’intera richiesta di misura cautelare firmata dal pm Alberto Galanti dalla sua cassaforte. Non solo. Quando i magistrati si sono accorti di quanto era accaduto negli uffici del tribunale, il 16 luglio 2013, e hanno avviato le prime indagini si sono accorti di due particolari molto gravi: i nastri delle telecamere che filmano i corridoi di piazzale Clodio notte e giorno erano spariti. E, contemporaneamente, chi ha agito è riuscito a non lasciare nessun segno di effrazione. Insomma, c’è qualcuno all’interno del tribunale che gli ha dato una mano, permettendo di ritardare l’arrivo degli arresti. Per questo un fascicolo di indagine è stato aperto anche a Perugia. Il pm Galanti nel firmare l’integrazione alla richiesta di custodia cautelare è esplicito: «La sottrazione, pur essendo allo stato commesso da soggetti ignoti, deve con ogni probabilità ricondursi alla sfera di influenza esercitata dagli odierni indagati, la cui “onnipresenza” all’interno della pubblica amministrazione è conclamata da una serie infinita di riscontri».

Marrazzo nel sistema Il deposito degli atti a sostegno della misura di custodia cautelare ai domiciliari per sette indagati (ieri ci sono stati i primi interrogatori di garanzia) dà anche il quadro di quanto fossero forti i legami di Cerroni con la politica. Accuse molto pesanti sono quelle contro l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Non solo per aver firmato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano, firma che gli è costata l’accusa di falso e abuso d’ufficio. La scheda che gli inquirenti gli hanno dedicato spiega che di quel sistema di relazioni «faceva egli stesso parte avendo rivestito un ruolo di primaria importanza per il raggiungimento dei fini illeciti. Egli gettava le basi per quelle che veniva successivamente inquadrate come attività di artificio e raggiro finalizzate all’ottenimento di pubbliche erogazioni».
Firmando l’autorizzazione per la costruzione del gassificatore di Albano, Marrazzo faceva anche in modo che su quel capitolo andassero i fondi europei Cip6. Il 30 marzo del 2008, quando la prima autorizzazione sembra essere bloccata, da un parere negativo alla valutazione di impatto ambientale, il governatore interviene di persona.
Arcangelo Spagnoli, responsabile del provvedimento, si confronta con un ingegnere del commissariato. Spagnoli: «Allora, abbiamo scritto una lettera violenta contro quelle stronz…»; Martino: «Ah…»; Spagnoli: «Bisogna aspettarsi per domani chiamate tambureggianti. Ovviamente ci abbiamo la sponda anche il Presidente, molto incazzato, quindi, insomma non è lavoro a vuoto .. dovrà avere prima o poi un esito positivo».
La valutazione del gip è molto chiara. Marrazzo era consapevole che su quell’impianto sarebbero arrivati i finanziamenti: «Nonostante le incombenze pratiche venivano lasciate agli addetti ai lavori, le strategie di massima venivano indicate da Piero Marrazzo – scrive – Era sottinteso, come già affermato, che in questo senso v’era un’unità d’intenti tra la parte politica e quella imprenditoriale. Il presidente e commissario Piero Marrazzo aveva dato un chiaro segnale in tal senso aprendo la strada e spianandola a quelle procedure finalizzate a far piovere gli incentivi CIP6 sull’impianto di Albano».
Le Minacce Perché tutta questa solerzia? Sono i Carabinieri del Noe, in una informativa, a dare il quadro della situazione, ipotizzando addirittura il reato di estorsione per il Ras delle discariche Manlio Cerroni ai danni del governatore e del sindaco Alemanno. «La minaccia era quella di impedire gli smaltimenti, in modo da indurre il Sindaco Alemanno e il presidente della Giunta regionale Lazio, Marrazzo, a disporre il pagamento di circa 130 milioni di euro di fatture arretrate», scrivono. Tra gli obiettivi c’era la nomina, in Regione, di uomini di fiducia di Cerroni. In particolare Mario Di Carlo per cui Cerroni pretendeva la delega ai rifiuti, mai effettivamente concessa da Marrazzo. Sebbene a verbale l’ex governatore abbia sempre negato, i due si sarebbero visti anche a pranzo, nella sede di rappresentanza di Villa Piccolomini. Il governatore aveva delegato i rapporti al suo vice, Esterino Montino. Scrive il gip: «L’attività aveva messo in evidenza il fatto che Marrazzo aveva affidato al vicepresidente Montino la conduzione, sul piano politico, delle scelte in tema di gestione dei rifiuti, ma questo non esulava il presidente dal conoscere anch’egli le dinamiche intrinseche di tali scelte». Quando arrivano i Carabinieri per le prime ispezioni, Spagnoli difende quanto fatto e si confida: «Li ho difesi anche dai Carabinieri, li dovevo far arrestare. L’ho fatto perché c’era Piero Marrazzo dietro tutto questo reticolo». Anche ad Alemanno sarebbero arrivate minacce. A dicembre 2008, tramite un consigliere regionale, Cerroni fece arrivare le sue pressioni sull’allora sindaco: «Gli dici: guarda sta volta questo vi leva la pelle». Le informative parlano di rapporti tra Cerroni ed una serie di politici anche nazionali, tra cui Francesco Rutelli e Giuseppe Fioroni. E’ però il capo della Protezione civile Guido Bertolaso a dargli una mano attiva quando l’imprenditore Fabio Altissimi, poi diventato uno dei principali accusatori, gli scrive per denunciare le anomalie: «Non si ravvisano elementi che ne giustifichino il coinvolgimento nelle numerose questioni sollevate», gli risponde.
Talpe in regione I contatti in Regione permettevano alla rete di avere informazioni anche sulle indagini in corso. L’11 novembre del 2012, quando il parlamentare Stefano Pedica si presenta a Malagrotta per un’ispezione, l’effetto sorpresa non c’è. Nel gruppo Cerroni si sa già da 24 ore. Federica Conte, segretaria di Cerroni, è stata avvertita. La comunicazione inviata alla segreteria dell’assessore ai Rifiuti, Pietro Di Paolo, è già stata girata a Cerroni. La Mazzei, segretaria di Di Paolo, si attiva per ogni richiesta da parte di Conte, anche quelle «non limpidamente istituzionale». A Rando, braccio destro di Cerroni, Conte dice al telefono dice di essere andata alla Regione a prendere «le copie del collaudo e delle casse che vanno consegnate in Arpa, Provincia e Comune e che ha mandato una nota proprio a Fegatelli. E poi, quando Rando le chiede come comportarsi in merito all’ispezione risponde: «Noi non dobbiamo assolutamente essere al corrente».
Atti modificati Il 29 dicembre 2010 il gruppo Cerroni riesce a modificare la relazione di stabilità dei versanti di Malagrotta, utilizzando, in accordo con un suo assistente, la firma digitale dell’ingegnere che l’aveva redatta. I carabinieri del Noe lo deducono dalle intercettazioni. «Io adesso, nell’immediato non te la posso modificare», dice l’assistente alla Conte, dopo averle annunciato che gli è arrivata la firma digitale dell’ingegnere. «Te lo posso fare tra un’oretta». E la segretaria: «Si va bene, tanto noi dobbiamo consegnare oggi entro capito? Entro un certo orario dobbiamo consegnare». L’assistente risponde: «Certo se c’hanno fretta, la firma ce l’hai basta che scrivi sopra a quella cosa…dichiarazione sulla stabilità dei versanti di Malagrotta». E la segretaria «Però aspetta un’attimo, dichiarazione e basta, io sottoscritto, come la fa lui?».

Il Fatto Quotidiano – Rifiuti, 7 arresti a Roma: anche il patron di Malagrotta Manlio Cerroni

Rifiuti, 7 arresti a Roma: anche il patron di Malagrotta Manlio Cerroni – Il Fatto Quotidiano

Rifiuti, 7 arresti a Roma: anche il patron di Malagrotta Manlio Cerroni

Sette persone sono state arrestate dai carabinieri del Noe di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti del Lazio. Tra questi anche l’imperatore dei rifiuti di Roma, l’ottavo re che ha vissuto negli anni di centrodestra e centrosinistra come il padrone, il monopolista nella gestione del pattume sia nella capitale che nel Lazio: Manlio Cerroni, proprietario dell’area della discarica di Malagrotta, è finito ai domiciliari. Un’inchiesta, quella della Procura di Roma, che scompagina un sistema di potere giocato in forza del controllo della catena di comando a rischio di lasciare la Città eterna inondata di rifiuti. Sistema che ha fatto comodo alla politica, incapace di scelte e di governare il ciclo. Con Cerroni agli arresti domiciliari altre 6 persone: imprenditori, ma anche funzionari pubblici. Associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e truffa sono tra i reati contestati a vario titolo agli indagati. Ai domiciliari Francesco Rando, uomo di fiducia dell’avvocato e gestore della Pontina Ambiente. Rando gestisce anche la E.giovi srl che, insieme al Consorzio Co.la.ri., è tra le aziende principali dell’avvocato che fatturano in media 150 milioni di euro all’anno.

L’inchiesta da Velletri
Ne ha fatta di strada Cerroni, una vita in sella dai tempi della sindacatura nel piccolo paese di Pisoniano, in provincia di Roma, anni Cinquanta, quando si faceva immortalare vicino a Giulio Andreotti fino all’ascesa da imprenditore. Cerroni ha costruito un impero controllando la mega discarica di Malagrotta che per 30 anni ha ingoiato i rifiuti di Roma, di Fiumicino e della città del Vaticano. Società in tutta Italia e anche all’estero, un patrimonio sconfinato e impianti costruiti in mezzo mondo. Ora l’epilogo dei domiciliari. L’inchiesta è partita nel 2009, condotta dai carabinieri del Noe di Roma agli ordini del colonnello Ultimo e del capitano Pietro Rajola Pescarini. La Procura di Velletri, pm Giuseppe Travaglini, aveva chiesto gli arresti, ma il gip nell’aprile 2012 ha traferito gli atti per competenza alla Procura capitolina. Sotto accusa era finita la gestione del polo industriale di Albano Laziale, dove l’anziano avvocato, con la Pontina Ambiente, gestisce una discarica e un Tmb, impianto di produzione del cdr, le balle dei rifiuti da incenerire. Secondo l’accusa veniva prodotto cdr in misura inferiore rispetto a quanto veniva poi fatto pagare ai Comuni conferitori, con risparmio per il privato che spendeva di meno per smaltirlo in discarica, che in tanto si esauriva prima, piuttosto che per incenerirlo. I comuni pagavano per un servizio che non ricevevano procurando così un vantaggio alla società di Cerroni. L’inchiesta per competenza si è spostata a Roma, i pm Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia sotto la guida del procuratore Giuseppe Pignatone, hanno chiesto le misure cautelari, oggi accolte dal gip, ordinanza eseguita dagli uomini del Noe.

Il funzionario a disposizione
Se c’è l’imprenditoria non può mancare il funzionario regionale, anche lui ai domiciliari, si tratta di Luca Fegatelli. Notizie riguardo l’indagine, che oggi ha portato all’esecuzione delle misure cautelari, erano già state pubblicate eppure Fegatelli, anche quando Nicola Zingaretti è stato eletto presidente della Regione, è rimasto in sella con una sfilza di incarichi (ilfattoquotidiano.it ne contò 10). Tra questi anche quello di direttore dell’agenzia regionale per i beni confiscati. Fegatelli è stato dirigente della direzione regionale energia e rifiuti fino al 2010 prima di passare a capo del dipartimento istituzionale e territorio, ruolo che oggi ricopre. Per gli inquirenti è stato a disposizione del gruppo imprenditoriale, è risultato il vero regista, l’uomo chiave della strategia “cerroniana” in Regione. Insieme a Cerroni ai domiciliari finiscono i suoi uomini di sempre, i fedelissimi che da anni sono stati ai vertici della galassia di imprese dell’avvocato.

L’assessore al telefono
Ai domiciliari anche Bruno Landi, ex presidente della Regione Lazio negli anni Ottanta, craxiano di ferro, presidente di Federambiente Lazio, che ha ricoperto diversi ruoli nelle società dell’avvocato da Viterbo a Latina. Landi è stato il punto di contatto con il mondo della politica. Quella politica che ha sempre acconsentito alle richieste dell’avvocato per lo spettro della spazzatura in strada e l’incapacità dei partiti di avviare un ciclo di gestione dei rifiuti. Negli atti, l’informativa dei carabinieri del Noe inviata alla Procura di Velletri, anche una telefonata con l’attuale assessore regionale Michele Civita (estraneo all’inchiesta), quando era assessore in Provincia. Conversazioni che raccontano il ruolo e il potere di Cerroni. Era il 2010. I carabinieri scrivono nell’informativa: “L’assessore, sebbene in un primo momento sembra tenere testa alle pretese dell’avvocato, alla fine soccombe dietro la paura di creare un problema igienico-sanitario simile a quello vissuto dalla città di Napoli, così come paventato dal Cerroni stesso”. Un potere e un ruolo che hanno affascinato anche Goffredo Sottile (pure lui estraneo all’indagine), ultimo commissario per l’emergenza rifiuti a Roma, che anche in pubblico aveva espresso apprezzamenti per l’avvocato. Nonostante l’indagine in corso a carico di Cerroni – nota già dallo scorso anno – Sottile ha insistito per affidargli la gestione della nuova discarica che avrebbe servito Roma dopo Malagrotta. Ipotesi poi tramontata. Tramontata come la rete di potere dell’anziano avvocato.

La lunga ed infinita saga dello Spizzicatore

Chi non è abituato a guardare oltre il giardino di casa sua probabilmente non sa nemmeno cosa significhi “Spizzicatore“, non  immagina la bellezza di quei posti e nemmeno che questa zona, nonostante i forti vincoli paesaggistici e ambientali (Zona a Protezione Speciale), sia da diversi anni sotto attacco di bramosi desideri di arricchimento da parte di varie società private che, con la scusa di dover chiudere necessariamente il ciclo rifiuti della raccolta differenziata (che le città e i paesi di maggior rilievo della zona NON fanno), hanno proposto e continuano a proporre progetti a loro avviso “proporzionati” al nostro fabbisogno!

Per spiegarci meglio, Allumiere, che è l’unico paese del comprensorio ad aver adottato la differenziata porta a porta, produce circa 350 tonnelate di umido annue. Di contro, i progetti fino ad ora proposti, sono stati pensati per gestire da 40.000 a 130.000 tonnellate annue.

Per la zona dello Spizzicatore sono state avanzate, in pochi anni, una proposta di Discarica per Allumiere e Civitavecchia, un impianto digestore della EcoStyle, un impianto Digestore della Renerwaste ed anche altro. Queste le tappe riassunte in breve:

  • Inizio anni ‘90 :  primo tentativo di realizzare una discarica nella ex cava in località Spizzicatore.
  • 2004:  secondo tentativo – realizzare la stessa discarica (Sindaco Giuseppino Cammilletti).
  • 2010: terzo tentativo –  sotto l’amministrazione del sindaco Augusto Battilocchio, sostituire Malagrotta con il Comprensorio Militare Santa Lucia (Protocollo Alemanno – La Russa ; Polverini – Piano regionale dei rifiuti).
  • Luglio 2010:  quarto tentativo – il Comune di Allumiere commissiona alla società Eco Style  S.r.l. una ricerca di sviluppo per la stessa zona trasformandola urbanisticamente in zona industriale.
  • Autunno 2010 : arriva in Comune l’idea progettuale di Eco Style  denominata Bio Polo.
  • Maggio 2012:  l’idea progettuale di Eco Style prende corpo; la Renerwaste S.p.a.  presenta il progetto del Mega Digestore da 70.000 tonnellate.
  • Settembre – Novembre 2013: mentre viene bocciato definitivamente dalla Provincia di Roma il progetto della Renerwaste, spunta un nuovo progetto per la realizzazione di un impianto per smaltimento di rifiuti inerti.
  • Novembre 2013: per la zona, non mancando di idee, spunta anche un nuovo progetto, stavolta di solo compostaggio.

Alla base di tutti questi avvenimenti vogliamo porre, a voi lettori, alcune domande su cui riflettere provando a rispondervi:
Perchè tutto accade e viene proposto per quel territorio, nonostante il forte vincolo della ZPS?

Chi sono i proprietari di quei terreni?

Chi sono i personaggi che propongono tutti questi progetti e che legami hanno con questi terreni?

Come mai non viene proposta la coltivazione di uva pregiata o di altre colture adatte?

Come mai si riesce a gestire solo pietre in quei terreni?

Noi non siamo magistrati ma, se lo fossimo, queste sarebbero domande per quali pretenderemmo risposte chiare e faremmo di tutto per bloccare il proliferare di investimenti chiaramente sospetti.

– Il Comitato –

(Pubblichiamo di seguito gli articoli del quotidiamo telematico CIVONLINE di questi ultimi giorni, per aiutare a capire meglio gli ultimi sviluppi della saga)

CIVONLINE – ALLUMIERE. No al digestore, soddisfatto Gino De Paolis
ALLUMIERE – Plaude alla bocciatura del progetto del mega digestore da realizzarsi ad Allumiere il consigliere regionale Gino De Paolis (Sel). «Finalmente si chiude una lunga storia e ne sono molto contento. Ho seguito, con il sostegno dei comitati dei cittadini, molto da vicino il progetto di megadigestore in località Spizzicatore della società Renerwaste, ribadendo ogni volta che ce n’è stata  l’occasione che quell’impianto non ci serviva, non era funzionale al territorio e quell’area è zona di pregio – spiega Gino De Paolis – il megadigestore era stato oggetto di una mozione, presentata da me a Palazzo Valentini e approvata all’unanimità del Consiglio dove la Provincia di Roma esprimeva la contrarietà al progetto.  A questo si aggiunse anche il parere contrario del Comune di Allumiere». De Paolis conclude poi: «Il no definitivo della Provincia è un tassello importante per scongiurare scellerati progetti in un territorio che è già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale». (Rom. Mos.) (31 Ott 2013 – Ore 21:19)

CIVONLINE – Spizzicatore, nuovo allarme

Bocciato da Palazzo Valentini il progetto di un digestore promosso dalla Renerwaste. Spunta un impianto di recupero di rifiuti inerti. Il 12 novembre la conferenza dei servizi

ALLUMIERE

di ROMINA MOSCONI

ALLUMIERE – Con una missiva datata 28 ottobre la Provincia di Roma ha fatto sapere che c’è stata la conclusione della Conferenza dei Servizi preliminare per l’istanza di autorizzazione per l’impianto di trattamento di rifiuti (digestore) in località Spizzicatore e per il parere negativo espresso dal Comune di Allumiere e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali il progetto del digestore proposto dalla Renerwaste Spa è stato bocciato.
Questa decisione fa tirare un sospiro di sollievo a tutti i residenti di  Allumiere e del comprensorio, ma non c’è il tempo per festeggiare perché sul comprensori pende già un’altra spada di Damocle. La Provincia di Roma ha convocato per il 12 novembre alle 10 nella Sala Riunioni del Servizio ‘‘Gestione Rifiuti’’, una nuova Conferenza dei Servizi relativa al procedimento finalizzato al rilascio di un’autorizzazione unica per un impianto di recupero di rifiuti inerti (R5-R13) attraverso operazioni di triturazione e vagliatura sempre in località Spizzicatore (particella 25 del foglio 19 del Catasto) proposto da Leanza Immobiliare Srl.
Il progetto è stato presentato il 19 settembre del 2012 e sono state apportate integrazioni il 18 ottobre 2012. Ancora una volta sul piede di guerra il Comitato anti discarica di Allumiere che critica il sindaco Battilocchio di non aver avvertito la popolazione e che ora il tempo per proporre le osservazioni è poco. «Il 15 ottobre il Comune di Allumiere ha ricevuto sia il fax di convocazione alla Conferenza dei Servizi che il cd con il progetto ma l’amministrazione comunale non ci ha interpellati e tutto finora è passato nel silenzio – spiega il portavoce, Emiliano Stefanini – subito faremo richiesta di audizione alla conferenza dei Servizi». Battilocchio, però, rispedisce al mittente le accuse: «Intanto abbiamo discusso di questa situazione e della convocazione in Commissione la scorsa settimana alla presenza anche della minoranza; poi non abbiamo avvertito i Comitati perché il problema non sussiste in quanto non abbiamo ancora un Piano di Insediamento Industriale per cui nulla qui si può realizzare. Ci siamo già mossi con l’Ufficio Tecnico e presenteremo la relazione. Volevo anche specificare che questo impianto non trasformerà la ‘‘monnezza’’ ma vaglia e tritura i calcinacci; anche a Civitavecchia ce ne sono due e sono di piccole dimensioni senza troppo impatto ambientale e non inquinano; ma è inutile parlarne perché da noi non si può realizzare visto che appunto manca il Piano. Il consigliere regionale, Gino De Paolis ha invece promesso che si impegnerà «a fare tutti i passaggi istituzionali in regione utili per scongiurarne la creazione». A questo punto, però,  torna alla ribalta un altro problema che negli anni precedenti aveva fatto molto discutere: «Quante volte avevamo detto che non si doveva prevedere l’area industriale allo Spizzicatore? – spiegano alcuni residenti di Allumiere – a che cosa può servire per un paese come il nostro un’area così estesa e soprattutto perché farla in quella zona dove le mire di tanti si accentrano visto che è vicina a snodi stradali e non troppo lontano dal porto? Quante volte i consiglieri Craba e Sgamma presentarono mozioni e interrogazioni per evitare che quest’area diventasse industriale?
Ora è normale che se si prevede l’area industriale è insito che venga realizzato anche un impianto di triturazione calcinacci e quant’altro perchè altro non è che la servitù della zona industriale. Ora la paura è che se è vero che la Leanza è legata a una fabbrica di pneumatici possano bruciare qui le gomme perché con il codice R13 si prevedono tante cose». Battilocchio però risponde: «Voglio tranquillizzare tutti perché abbiamo più volte espresso il nostro parere assolutamente negativo a ogni tipo di impianto». (30 Ott 2013 – Ore 19:18)

CIVONLINE – Rifiuti inerti allo Spizzicatore: sale la tensione in vista della Conferenza dei servizi

Rifiuti inerti allo Spizzicatore: sale la tensione in vista della Conferenza dei servizi

Il Comune di Allumiere deciso a ribadire il suo ”no”. Il sindaco Augusto Battilocchio: “Sulla zona non si può realizzare nulla visto che non c’è un Piano di Insediamento industriale”

di ROMINA MOSCONI

ALLUMIERE – Fermento in collina in vista della Conferenza dei Servizi che si terrà martedì mattina alle 10 in via Tiburtina, convocata dalla Provincia di Roma e alla quale è stato invitato il Comune di Allumiere, visto che all’ordine del giorno c’è l’approvazione del progetto di trattamento di rifiuti inerti allo Spizzicatore per il quale la giunta Battilocchio esprimerà parere contrario. Nella Sala Riunioni del Servizio ‘‘Gestione Rifiuti’’ si terrà quindi questo incontro per autorizzare un impianto di recupero di rifiuti inerti (R5-R13) attraverso operazioni di triturazione e vagliatura proposto da Leanza Immobiliare Srl. A tal proposito il sindaco Augusto Battilocchio e il delegato all’Ambiente Marco Bastianini hanno convocato per lunedì pomeriggio alle 18 in aula consigliare la Commissione Urbanistica Uso ed Assetto del Territorio alla quale hanno invitato tutto il consiglio comunale (maggioranza e minoranza) e il comitato anti-discarica. “Per chiarezza e partecipazione – spiega il sindaco Battilocchio – abbiamo invitato tutti, anche il comitato, per lavorare insieme per il bene comune, liberi da ogni strumentalizzazione. Ci prepariamo ad affrontare la Conferenza dei Servizi e ci andremo sia come parte politica della nostra amministrazione che la parte tecnica e, come abbiamo detto qualche giorno fa, diremo no anche perché per lo Spizzicatore non abbiamo ancora un Piano di Insediamento industriale per cui nulla si può realizzare. Diremo no anche se, ad onor del vero, va spiegato che l’impianto di cui si parla nel progetto non trasformerà la ‘‘monnezza’’ ma vaglierebbe e triturerebbe i calcinacci”. In Conferenza dei Servizi, oltre ai rappresentanti della giunta Landi, dovrebbero essere ammessi due rappresentanti del Comitato anti Discarica. “Noi – spiegano i vertici del comitato collinare – abbiamo presentato subito richiesta di audizione ma ancora non siamo stati invitati ufficialmente”. Il portavoce del Comitato antidiscarica, Emiliano Stefanini spiega che “Il progetto, presentato il 19 settembre del 2012 e modificato con alcune integrazioni il 18 ottobre 2012, essendo di dimensioni ridotte, non ha bisogno della Valutazione d’Impatto ambientale ma della Valutazione di incidenza e pare che il progetto in questione l’abbia già ricevuto. Da anni andiamo ripetendo che l’area in cui è stata pensata la zona industriale avrebbe portato altre servitù pericolose e avevamo ragione: finora infatti i soli progetti presentati per quest’area hanno riguardato la discarica comprensoriale, il Bio Polo, i due progetti della Renerwast del digestore e ora questo. Tra l’altro gira voce che sempre relativo a quest’area (che è in Zona a protezione speciale) c’è un altro progetto sempre riguardante il trattamento dei rifiuti. La vocazione di questo territorio non è la ‘‘monnezza’’ ma sono le attività legate all’agricoltura, all’allevamento e al turismo, basta con questi progetti scellerati”.   (09 Nov 2013 – Ore 20:33)

CIVONLINE – Inerti allo Spizzicatore, slitta la Conferenza dei Servizi

Inerti allo Spizzicatore, slitta la Conferenza dei Servizi

ALLUMIERE. Rinviata al prossimo 21 novembre

ALLUMIERE – Si è tenuta ieri nel Comune di Allumiere la Commissione Urbanistica Uso e assetto del Territorio promossa dal sindaco Augusto Battilocchio che ha avuto come tema il progetto della Leanza che vorrebbe realizzare ad Allumiere (in località Spizzicatore) un impianto di trattamento di rifiuti inerti. Da Allumiere c’è però l’unanimità nel dire no a questo progetto, anche perché come spiega il sindaco Augusto Battilocchio «Per l’area industriale allo Spizzicatore non c’è il Piano di Insediamento Industriale e quindi non si può costruire nulla; più volte, poi, abbiamo espressamente detto che noi ad Allumiere rigettiamo qualsiasi progetto di trattamento dei rifiuti». All’incontro in Comune hanno partecipato oltre al sindaco Battilocchio e al delegato all’Ambiente Bastianini anche tutti i consiglieri di maggioranza e di minoranza, nonché i rappresentanti del Comitato anti discarica. Intanto stamattina alle 10 si doveva tenere a Roma la Conferenza dei Servizi proprio su questo tema ma la Provincia di Roma, organizzatrice dell’incontro, ha inviato una nota con la quale ha annunciato lo spostamento al prossimo 21 novembre. Rom. Mos. (12 Nov 2013 – Ore 08:17)

Per la seconda volta in “Marcia” – www.lacivettadicivitavecchia.it

Per la seconda volta in “Marcia”

PORTO: le navi continuano imperterrite a liberare i loro fumi sulla città e le prescrizioni sull’elettrificazione delle banchine del ministero dell’ambiente, restano inascoltate da parte dell’autorità portuale
CENTRALE: il sindaco lascia che venga approvata un’AIA che permette di bruciare 900.000 tonnellate di MarciaDellaSalutecarbone in più all’anno per 1500 ore in più di funzionamento rispetto alla VIA del 2003. Carbone che potrà essere di qualità scadente, ovvero con contenuto di zolfo < 1% anzichè minore dello 0,3% come prevede il piano di risanamento della qualità dell’aria della Regione Lazio.
TRAFFICO: denunciamo la totale assenza di politiche di mobilità e viabilità. Secondo il polo idrogeno nel 2010 a Civitavecchia c’erano 610 macchine ogni 1000 abitanti. E abbiamo un TPL da terzo mondo!

INFINE SIAMO LA TERZA CITTÀ D’ITALIA PER INCIDENZA TUMORALE E NESSUNO HA MAI SMENTITO UFFICIALMENTE QUESTO DATO

IL COMITATO ANTIDISCARICA INVITA TUTTI A PARTECIPARE

Comunicato Codacons: “C’è tempo fino al 30 settembre per chiedere il risarcimento sull’Aia di Tvn” – trcgiornale.it

Codacons: “C’è tempo fino al 30 settembre per chiedere il risarcimento sull’Aia di Tvn”.

“Scade il 30 settembre il termine per aderire ad adiuvandum all’azione collettiva del Codacons volta ad ottenere il risarcimento di 1.500 Euro, calcolato in via equitativa per ogni cittadino che parteciperà al ricorso contro l’inquinamento prodotto dalla centrale Enel di TVN, nonchè l’annullamento della disastrosa AIA firmata a marzo 2013, per il Comune di Civitavecchia, dal Sindaco Tidei e dall’Ing. Marco Censasorte i quali, in totale e arbitraria solitudine, hanno deciso -senza confrontarsi con la cittadinanza nè con la pluralità di forze politiche che pur compongono maggioranza e opposizione- della salute di tutti i cittadini del territorio”.

“Tale scellerata decisione di rinnovare l’Autorizzazione per altri 21 anni -e addirittura con un peggioramento dei parametri di quantità e qualità del carbone, che inevitabilmente si ripercuoterà ancora più negativamente sulla salute umana- risulta ancora più grave alla luce degli studi epidemiologici che rilevano come la nostra città abbia il triste primato per le patologie e i decessi correlati all’inquinamento. Prima nel Lazio, proprio come Taranto è prima in Puglia.

E’ doveroso ricordare ai cittadini che il Codacons è stato supportato in questa battaglia dai Medici per l’Ambiente dell’Isde, ai quali si è poi aggiunto il Comitato No Megadiscarica di Allumiere. Non da ultima, importante l’azione coadiuvante fortemente voluta da SEL, promossa attraverso mozioni e proposte di legge, presentate sia a livello regionale che parlamentare.

Dagli altri piccoli gruppetti che si autodefiniscono “ambientalisti”, è pervenuta solo retorica autoreferenziale e nessun aiuto. Anzi. Spesso critiche inconcludenti e qualunquiste tese, inspiegabilmente, a minare l’azione di chi si sta battendo con forza ed impegno per quello che, per loro dire e proclamare da anni, sarebbe anche il loro scopo: la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Non aderendo al ricorso (oltre a far dubitare sui loro reali obiettivi), si sono autodelegittimati ad intervenire sull’argomento.
Ricordiamo ai cittadini che manifestazioni, sitt-in, flash-mob, gazebo e quant’altro, si sono rivelati inconcludenti, e dunque è ora più che mai necessario e doveroso -anche per salvaguardare la salute delle generazioni future- passare dalle chiacchiere ai fatti ed opporsi all’emergenza ambientale e sanitaria attraverso l’unica arma possibile: l’adesione al ricorso Codacons. Per partecipare è necessario recarsi in via Strambi n.17 con n.2 fotocopie di documento d’identità e codice fiscale entro il 30 settembre”.

CODACONS CIVITAVECCHIA

CIVONLINE – Pascale: “Va riaperto il confronto con Enel”

“Buoni i propositi, buone le idee, di fatto però Civitavecchia, in tema rifiuti, sta come 5 anni fa … ndr”

Pascale: “Va riaperto il confronto con Enel”

CIVITAVECCHIA – “Va riaperto il confronto con Enel”. A dirlo è un’aggregazione di cittadini di cui fa parte anche Mario Michele Pascale. “Secondo le direttive del programma di centrosinistra, che rappresenta il patto politico su cui si basa la giunta Tidei, si deve andare a una riduzione delle emissioni in atmosfera attraverso una riduzione della potenza delle centrali. A nostro avviso – scrive Pascale – la data di chiusura degli stabilimento, così come fin qui è stata posta, va troppo in là. Soprattutto non vi è chiarezza sulla potenza fin qui prodotta. La data di termine delle attività delle centrali va spostata all’indietro e la loro operatività ridotta. Va chiesto ad Enel – suggerisce Pascale – un “piano di chiusura”. Le centrali dovranno produrre energia a scalare, approssimandosi, nel giorno di chiusura, allo zero. Scalare l’energia prodotta, diminuirla di giorno in giorno, vuol dire diminuire progressivamente le emissioni in atmosfera. Vogliamo arrivare al giorno della chiusura con emissioni vicinissime allo zero”. E Pascale e i “suoi” (tra cui anche il delegato alle rinnovabili Massimo Mazzarini) chiedono anche “la dismissione del quarto blocco di Tvn. Pur prendendo positivamente atto del No secco del nostro Sindaco alla combustione di rifiuti, riteniamo che la chiusura del gruppo che all’occorrenza dovrebbe bruciare immondizia, sia la migliore garanzia possibile per la cittadinanza. Saremmo definitivamente protetti sia dal partito della monnezza che da eventuali emergenze nazionali”. Insomma “non più combustibili fossili, ma energie rinnovabili” e tra queste citano il fotovoltaico, l’eolico puntando i riflettori anche sulla ricerca sull’idrogeno. “La ripresa del polo idrogeno porterebbe alla città un valore aggiunto sia a livello di produzione energetica che di posti di lavoro. Ma per fare questo è necessario che la politica cessi di discutere sulle competenze: mentre si ragiona e si tira la coperta di qua e di là, altre città potrebbero beneficiarne, soffiandoci via da sotto il naso l’opportunità rappresentata dal polo idrogeno. Riteniamo – concludono – per dipanare la matassa delle competenze, che il coordinamento del progetto debba andare al delegato alle rinnovabili che, proprio in virtù della delega ricevuta è competente da un punto di vista politico, oltre ad avere tutte le conoscenze e capacità tecniche necessarie”.

(04 Set 2013 – Ore 15:24)

 

 

Censis: i romani non sanno differenziare – ECO dalle CITTA’

Censis: i romani non sanno differenziare – ECO dalle CITTA’

Tra i vari e gravi problemi che condiscono la pessima gestione rifiuti di Roma è inquietante la mancanza di senso civico di una grossa percentuale di abitanti della capitale. Molto interessante l’articolo di Giorgia Fanari  sul rapporto del censis. ndr”

Un terzo dei romani si dice “disinformato” sulle regole di base della differenziata. Chi ha problemi a fare la raccolta differenziata adduce come motivazioni l’eccessivo impegno richiesto in termini di tempo e fatica e lo scetticismo di fondo sull’utilità di effettuare la separazione domestica dei rifiuti.

di Giorgia Fanari
venerdì 26 luglio 2013 13:05

Censis: i romani non sanno differenziare

Per chi vive a Roma la notizia non è così sorprendente: più della metà dei romani non sa fare la raccolta differenziata dei rifiuti. È quanto emerge dall’indagine “Un’agenda urbana per Roma” realizzata dal Censis e Rur (Rete urbana delle Rappresentanze)tra il mese di dicembre 2012 e gennaio 2013 su un campione rappresentativo di romani.

I risultati evidenziano che solo il 41% dei romani dice di aver ricevuto informazioni adeguate e di essere a conoscenza delle regole di base della differenziata, contro una percentuale registrata a livello nazionale pari al 67,5%. Più di un terzo dei cittadini considera “insufficienti” le informazioni ricevute. Un quarto dei romani si dichiara sostanzialmente “disinformato“.

Incrociando il dato con il titolo di studio dell’intervistato, il Censis afferma che tra le fasce a più basso tasso di istruzione i problemi della mancata informazione sono più gravi. Infatti si dichiara ben informato solo il 30% degli intervistati con titolo di studio fino alla licenza media, contro il 45% dei diplomati ed il 47% dei laureati.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti
urbani, a Roma la stragrande maggioranza dei cittadini (86%) dichiara che nella propria zona di residenza vige il sistema più semplice e meno evoluto, quello con i cassonetti collocati su strada, mentre i sistemi di “porta a porta” hanno una diffusione ancora molto limitata. A segnalare il ritardo della Capitale su questo versante, va sottolineato che, sempre secondo l’indagine, il dato medio di raccolta con cassonetti delle città con oltre 250.000 abitanti si attesta sul 70% e il dato nazionale sul 51%. Naturalmente nelle città medio-piccole, con popolazione compresa tra 10.000 e 50.000 abitanti, il peso del “porta a porta” nelle sue varie forme è ancora superiore e raggiunge percentuali prossime al 60% delle risposte.

Analizzando le motivazioni addotte da chi ha problemi ad effettuare la raccolta differenziata, se circa il 50% delle risposte rimanda all’eccessivo impegno richiesto in termini di tempo e fatica, è da segnalare il fatto che ben il 25% esprime uno scetticismo di fondo sull’utilità di effettuare la separazione domestica dei rifiuti dato che poi, si sospetta, vengono smaltiti comunque in discarica/inceneritore. Un fattore su cui evidentemente molto si può lavorare.

Per i più disperati, in attesa di una maggior opera di sensibilizzazione da parte dell’Ama e dalle istituzioni competenti, consigliamo la App “ButtaBene“, per avere sempre a portata di mano le informazioni necessarie per fare un’adeguata raccolta differenziata.

CIVONLINE – Discarica, Tidei scrive al Ministro dell’Ambiente

CIVONLINE – Discarica, Tidei scrive al Ministro dell’Ambiente

 Il Sindaco: “La realizzazione della discarica comporterebbe danni irreparabili, a livello turistico ed economico, per tutti i Comuni del nostro comprensorio”

CENTRO CHIMICO

CIVITAVECCHIA – Niente rifiuti della Capitale in zona Santa Lucia. A ribadirlo, dopo l’intervento di tutta l’amministrazione comunale, è il sindaco Pietro Tidei che ha deciso di scrivere al Ministro dell’Ambiente Orlando. “In questi giorni – si legge nella lettera inviata dal primo cittadino – si sta riaprendo la discussione, soprattutto all’interno del Consiglio comunale di Roma, riguardo all’annoso problema dell’ubicazione della nuova discarica che sostituirà il sito di Malagrotta. In passato – prosegue la lettera – era stata avanzata, tra le tante, anche l’ipotesi del territorio comunale di Civitavecchia e in particolare del comprensorio militare di Santa Lucia, quale possibile soluzione del problema. A tale ipotesi, ovviamente, era seguita una unanime e decisa presa di posizione contraria di tutti i Comuni del comprensorio, preoccupati di dover subire un’altra servitù di grande impatto ambientale che per questo territorio sarebbe insostenibile”. E il primo cittadino ricorda come “Civitavecchia è sede di uno dei più grandi poli di produzione energetica con due centrali termoelettriche (Enel e Tirreno Power) di cui una recentemente riconvertita a carbone, un grande porto praticamente ubicato al centro della città, e grandi depositi costieri di carburante. Il tutto in un territorio comunale di modesta estensione che rende ancor più pesanti queste presenze”. Il Sindaco inoltre ricorda al Ministro dell’Ambiente, come la zona in questione (quella di Santa Lucia) “si trova nella parte meridionale dei Monti della Tolfa ove è presente una zona a protezione speciale (zps) che è un’area naturale protetta istituita in base alla direttiva 79/409/Cee. La realizzazione della discarica comporterebbe danni irreparabili, a livello turistico ed economico, per tutti i Comuni del nostro comprensorio senza contare che la stessa, che poi sarebbe la più grande discarica d’Europa, si troverà tra le due necropoli di Cerveteri e Tarquinia che sono patrimonio mondiale dell’umanità”. E Tidei rispolvera anche i dati del rapporto regionale del 2010 riguardante la zona di Civitavecchia: “Tra gli uomini si è avuto un incremento malattie polmonari croniche e un aumento di decesso per tutti i tumori, in particolare per il tumore polmonare, della pleura e del tessuto linfoematopoietico. Tra le donne è stato osservato un eccesso di persone ricoverate per tumore alla mammella. Infine la possibilità che l’arsenico presente nei rifiuti possa inquinare le falde acquifere di un territorio, dove in passato sono state continuamente richieste deroghe per i valori di questo elemento nell’acqua potabile, causa di aumento di diabete e malattie tumorali, costituisce un ulteriore valido motivo per evitare di innescare questa bomba ecologica”. Tutti motivi per cui Tidei, a nome suo, del Consiglio comunale e della Giunta e di tutta la cittadinanza chiede “un Suo (riferendosi al Ministro dell’Ambiente) autorevole intervento che rassicuri i nostri concittadini e allontani definitivamente questa sciagurata ipotesi. Voglio inoltre confermarle – conclude il Sindaco nella lettera – che saremo comunque vigili e quanto mai determinati affiché la città di Roma non trovi la soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti creando servitù inaccettabili per il nostro territorio e la nostra gente”.

(08 Ago 2013)

CIVONLINE – «Siamo uniti, non ci piegheremo»

CIVONLINE – «Siamo uniti, non ci piegheremo»

ALLUMIERE – Detto e fatto: ieri il sindaco di Allumiere, Augusto Battilocchio ha inviato una missiva urgente ai responsabili delle Istituzioni: «Per dire la nostra ferma contrarietà a quest’ipotesi scellerata. Il nostro territorio è unito e non ci piegheremo. Non potranno imporci un’altra servitù. Ho sentito vari esponenti regionali e provinciali e tutti ci hanno assicurato il loro pieno sostegno in questa battaglia. Siamo tutti mobilitati e pronti a ogni forma di battaglia». No forte anche da Tolfa: il sindaco Landi ha inviato una nota con cui spiega: «Pieno sostegno dalla nostra amministrazione al sindaco Battilocchio nella battaglia contro la discarica. In più circostanze sia io che il consiglio comunale di Tolfa abbiamo ribadito il no duro e assoluto a all’ipotesi di una mega discarica ad Allumiere. Siamo pronti a sostenere questa posizione in tutte le forme possibili per evitare un’altra servitù che pregiudichi la salute e la vocazione turistica e ambientale dei Monti della Tolfa». Estrema contrarietà anche dal Comitato Anti discarica di Allumiere e del consigliere regionale Gino De Paolis: «Il Ministro Mauro ed Alemanno devono capire che la cosa pubblica non si gestisce come fatto privato. Se tornasse, come vuole Alemanno, l’idea di Allumiere si aspettino le barricate e la più totale contrarietà popolare. Fin da adesso facciamo appello alla sensibilità dei cittadini del comprensorio per restare vigili contro l’ipotesi dell’ennesimo sfregio al territorio. Quelle in questione sono aree in cui già oggi si soffre enormemente l’impatto ambientale delle centrali Enel, del porto e dove c’è in corso un’attività di smaltimento di armi chimiche del centro di S.Lucia. L’ipotesi di un finanziamento di 16 milioni di euro dal Ministero della Difesa per la costruzione di un inceneritore per la distruzione delle armi chimiche nel Centro Tecnico Logistico Interforze NBC di Civitavecchia prende corpo. Se si aggiungono i 6 milioni di euro che sembrerebbero girare per lo smantellamento dell’impianto meccanico biologico il cerchio si chiude: sarebbe la stessa area impegnata dal famoso protocollo La Russa-Alemanno, da liberare velocemente per destinarla all’immondizia di Roma? A lavorare sulle ipotesi di sito c’è il Commissario Sottile. La Regione Lazio poi con la mozione del 30 luglio è chiara: la nuova discarica di Roma dovrà essere dentro i confini del proprio comune». (Rom. Mos.)

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