Sull’ultimo progetto del DIGESTORE ad Allumiere, botta e risposta tra sindaco Battilocchio e Comitato Antidiscarica

CIVONLINE: Archiviata la proposta della Bioenergie: troppi vincoli su quel terreno

Allumiere. Il sindaco Battilocchio: «Fuori luogo quindi la contrarietà del Comitato Antidiscarica»

Allumiere, Cronaca  –  23 Apr 2015

AUGUSTO BATTILOCCHIO

ALLUMIERE – Intanto il Comune di Allumiere archivia definitivamente la proposta avanzata da ‘‘Iniziative Bioenergie srl’’ di Canino per la costruzione, allo Spizzicatore, di un biodigestore da 35mila  tonnellate/anno, un impianto finalizzato alla produzione di bio-metano. La decisione è scaturita durante la Commissione dipartimentale ‘‘Uso e assetto del territorio, sviluppo economico e attività produttive’’ riunitasi martedì. L’area oggetto di attenzione è infatti sottoposta a vincoli e quindi non c’è alcuna possibilità di procedere con il progetto. A pesare su quei terreni sono infatti i vincoli di zps e le norme tecniche di attuazione del piano regolatore che non consente la realizzazione di impianti per la lavorazione dei rifiuti. E su questo sono stati d’accordo tutti i presenti alla commissione che ha riunito non solo esponenti della maggioranza ma anche dell’opposizione e dei comitati. Nessun incontro, quindi, avverrà tra l’amministrazione comunale di Allumiere e la società proponente. «Non ci sono infatti gli elementi di fattibilità – spiega il sindaco Augusto Battilocchio – quindi non ha senso invitarli ad esporre ulteriormente». Alla commissione, allargata per volere di Battilocchio vista la delicatezza dell’argomento, hanno partecipato, oltre al sindaco Battilocchio, anche il vicesindaco Ceccarelli, il delegato all’Ambiente Bastianini, il capogruppo dell’opposizione Vincenzo Sgamma, il Comitato antidiscarica con Emiliano Stefanini, Galimberti per Fontana Tonna e infine Cammilletti. «Tutti gli interventi, in sintesi, – spiega Battilocchio – hanno messo in rilievo il fatto che, seppure ci fosse stato interesse ad approfondire il progetto, nella direzione comunque della tutela ambientale, la vincolistica presente nella zona non rende accoglibile l’ipotesi progettuale avanzata dalla società». «Peraltro – aggiunge il Sindaco – la stessa non ha neanche depositato alcun progetto definitivo, quindi non c’è proprio alcuna decisione in atto». «Alla luce di tutto questo – commenta il sindaco Augusto Battilocchio – le prese di posizione e di contrarietà sono giuste se esiste un elemento del contendere, ma se non esiste il tema non c’è alcun motivo per intervenire, a meno che non si è in cerca di visibilità». Precisa la strigliata al Comitato Antidiscarica: «Non era opportuna – incalza Battilocchio – questa uscita giornalistica da parte del Comitato, dal momento che il problema non esiste perché non ci sono elementi di fattibilità per andare avanti». Per maggiore chiarezza, il primo cittadino collinare spiega anche l’iter che ha portato alla convocazione della commissione: «La ‘Iniziative Bioenergie’ ci ha contattati due mesi fa, annunciandoci verbalmente l’intenzione di illustrarci una proposta progettuale per il recupero e l’accoglimento dei rifiuti finalizzati alla produzione di bio-metano. Dopo quel primo contatto, come amministrazione paventammo l’opportunità di riunirci con i rappresentanti della società stessa per  discuterne più nel dettaglio. Da quel momento non abbiamo più fatto nulla, né contattato la Bioenergie, che di fronte al nostro silenzio, nei giorni scorsi, ci ha scritto per sollecitare l’incontro al fine di esprimere la sua prospettiva di progetto. Da qui la mia decisione di convocare la Commissione, allargata a tutte le forze politiche e ai Comitati, per parlare serenamente della questione, senza alcuna mozione da approvare o altra decisione da prendere. Oggi, con estrema serenità e chiarezza, possiamo dire che non ha senso invitare ad esporre i rappresentanti della società, perché non ci sono le condizioni». «E poi – conclude Battilocchio – siamo tutti anti discarica. Anche se, è inutile negarlo, il nostro territorio, in particolare i comuni del litorale nord che hanno avviato la differenziata, dovranno decidere cosa fare, dove portare l’umido, considerati i costi astronomici oggi sostenuti. A breve ci sarà un nuovo incontro, dopo quello avvenuto a Civitavecchia, su iniziativa di Ladispoli, per valutare la realizzazione di un impianto al servizio del comprensorio e nell’ottica di chi vuole bene al territorio». (a.r.) 23 Apr 2015

Alcuni Commenti su Facebook:

C.C. È incredibile come sia facile con un articolo esternare cosi tante falsità, il sindaco e la sua giunta non hanno il coraggio di prendersi le responsibilità x cui sono stati votati, quando un amministrazione ha la volontà di voler realizzare un progetto, con la regione e il governo dalla propria parte, tutto è possibile, invece abbiamo assistito ad una commissione dove x quanto riguarda le informazioni sull’impossibilità di realizzare tale progetto causa ZPS è stata esternata dal movimento antidiscarica, e dove nessuno della maggioranza aveva un idea chiara su come affrontare la proposta allo spizzicatore al punto da cercare indicazioni e consensi dalle opposizioni, improvvisamente diventati importanti, ad Allumiere è finita la politica MA NON PER COLPA NOSTRA CARO SINDACO DALLA MORALE FACILE.

A.M. Sempre e solo a dir male del signor sindaco e dei suoi “uomini”. Come se si fossero sempre e solo contraddistinti per il loro modo ambiguo di gestire ciò che gli compete o forse meglio dire competerebbe.
Come siete prevenuti e poco riconoscenti verso chi TANTO fa per…. Se stesso.
e come è buon uso fare, anche in questa circostanza era stato proposto un incontro chiarificatore….. Il modus operandi è sempre li stesso…. Vivi complimenti e un gran plauso per le responsibilità che sempre vi sapete assumere…..


QUINDI LA REPLICA DEL COMITATO

«Reazione scomposta del sindaco Battilocchio»

Replica del Comitato antidiscarica. Intanto Fontana Tonna presenta una mozione per un impianto di compostaggio

Allumiere, Cronaca  –  24 Apr 2015

L'area del progetto in località Spizzicatore

L’area del progetto in località Spizzicatore

ALLUMIERE – «Il Comitato Antidiscarica può esultare per aver bloccato sul nascere questa ennesima proposta di lavorare i rifiuti di Roma e Provincia ad Allumiere». Inizia così la risposta del Comitato Antidiscarica, al sindaco Battilocchio: «La discussione su questa idea progettuale si è aperta grazie alla diffusione da parte del Comitato di un comunicato dove si denunciava l’avvenuta discussione su questo impianto in una commissione comunale svoltasi a febbraio, la richiesta ufficiale da parte della Iniziative Bioenergie Srl è del 27 marzo e propone un impianto da 35.000 tonn/anno per il recupero di energia dalla frazione organica rifiuti solidi urbani – scrive il portavoce Emiliano Stefanini – netta è stata la nostra contrarietà e sia in commissione che sui giornali abbiamo diffuso tutti i motivi ambientali, procedurali e politici che bocciano sul nascere l’idea di questo impianto, proprio perché proposto nella ZPS. La reazione scomposta del sindaco che definisce ‘‘fuori luogo la contrarietà al progetto da parte del Comitato perché non c’è niente da decidere’’ lascia esterrefatti coloro che conoscono la vicenda. Nella commissione del 21 aprile Battilocchio ha proposto di incontrare la ditta proponente per approfondire il progetto e una visita a un impianto già realizzato nel reatino, come mai lo ha fatto allora?». Intanto Fontana Tonna ha presentato una mozione al Comune di Allumiere per realizzare un piccolo impianto di compostaggio. «Finalmente si potrà risparmiare circa 50mila euro all’anno, sempre che la giunta Battilocchio voglia appoggiare la nostra iniziativa. Siamo stanchi dei continui attacchi dei privati per realizzare mega impianti nel nostro Comune – spiega il consigliere Duccio Galimberti – abbiamo preso l’iniziativa al posto degli attuali amministratori che si piangono addosso continuamente perchè incapaci non solo di trasformare il rifiuto in risorsa ma anche di creare una realtà capace di abbassare le tasse sulla spazzatura. Abbiamo fatto le ricerche, abbiamo calcolato le spese, abbiamo informato la gente, almeno una cosa la possono fare i nostri amministratori: votare la nostra proposta per il bene di tutti i paesani».
Rom. Mos.  24 Apr 2015

Digestore allo “Spizzicatore”, a volte ritornano !!!

image

Ci risiamo! E’ giunta notizia che ad Allumiere si parli di nuovo di grandi impianti di compostaggio. Le informazioni che abbiamo come Comitato Antidiscarica, sembrerebbero, infatti, confermare le nostre preoccupazioni riguardo agli appetiti che gli imprenditori della “monnezza” hanno su quella zona industriale. Riteniamo opportuno ricordare che da anni vi sono tentativi di trasformare quella porzione di territorio in un punto di lavorazione dei rifiuti provenienti da tutto il Lazio, nonostante le norme tecniche di attuazione dicano chiaramente che lì è tassativamente vietato lavorare rifiuti. Invece, oggi, si discute di nuovo di digestore da circa 35.000 tonnellate annue come se niente fosse accaduto, come se il Comune di Allumiere, dopo l’enorme lavoro dei comitati e delle Associazioni, non avesse deliberato la contrarietà all’istallazione di questi impianti, come se tutti i comuni limitrofi non avessero preso la stessa posizione, come se la volontà comprensoriale non fosse stata quella di scongiurare impianti di digestione anaerobica, fintanto che il comprensorio non avesse raggiunto percentuali di differenziazione significative e tali da giustificare la realizzazione di un impianto di compostaggio aerobico da realizzare su proprietà pubblica e dimensionato secondo le reali esigenze di smaltimento della frazione organica dei rifiuti dei comuni di Allumiere, Civitavecchia, Tolfa e Santa Marinella. A tutto ciò si aggiunge quello che è di dominio pubblico e cioè la chiara posizione della Regione Lazio di contrarietà e improcedibilità autorizzativa di tali impianti all’interno della ZPS dei “Monti della Tolfa”. Una posizione che i comitati sostengono da sempre e che lo stesso Piano regionale dei rifiuti evidenzia come fattore escludente.

Non capiamo, quindi, a quale titolo alcuni personaggi vicino all’amministrazione comunale, svolgano il compito di procacciatori d’affari o meglio una ricerca di imprenditori del settore rifiuti disposti ad investire in quell’area. Questa proposta che si vocifera in paese è l’ennesimo tentativo di portare una montagna di rifiuti da Roma e provincia nel nostro comprensorio.
Ve li ricordiamo cronologicamente dal 2002 ad oggi: proposta dell’ex Sindaco Cammilletti di realizzare in quell’area la discarica comprensoriale che avrebbe sostituito “fosso del prete”, idea progettuale della Ecostile srl denominata “bio polo”presentata con l’utilizzo abusivo del logo della Provincia di Roma, che prevedeva un centro studi sui rifiuti oltre ad un impianto di digestione anaerobica da 130.000-90.000 tonn. annue con annessa centrale di produzione energetica dal biogas;
megadigestore anaerobico da 70.000 tonnellate anno presentato dalla Renerwaste spa al comune di Allumiere per il quale ci fu un acceso dibattito che portò il Sindaco di Allumiere ad una richiesta di ridimensionamento per arrivare poi al no definitivo, sancito con l’approvazione di una mozione in tutti i comuni del comprensorio Allumiere compreso;
un impianto aerobico da 35.000 tonnellate annue sempre presentato dalla Renerwaste spa bocciato dalla provincia di Roma in base ai pareri negativi della maggior parte degli enti deputati alla decisione.

Oggi un altro progetto similare, se confermate le indiscrezioni in nostro possesso, si vanta anche di una inesistente programmazione regionale che prevedrebbe l’istallazione di circa ventotto impianti sul territorio regionale da 35.000 tonnellate annue.
A questo proposito il nostro portavoce, Stefanini Emiliano, ha interloquito direttamente con lo staff dell’Assessorato Regionale competente e la risposta è stata chiara: “non esiste nessuna programmazione in tal sensom Chi millanta tali affermazioni dice il falso e tutto sarà presto chiarito dall’Assessore Civita”.

Non ci rimane che rassicurare l’intera popolazione del comprensorio che saremo vigili e presenti in tutte le discussioni che riguardano i rifiuti; monitoreremo la situazione al fine di evitare che si realizzi qualsiasi impianto in quell’area, confermando la nostra disponibilità al confronto su un impianto comprensoriale di “compostaggio aerobico” a servizio dei soli comuni del comprensorio e non del Comune di Roma, ma solo dopo che i Comuni si saranno attivati sulla raccolta porta a porta differenziata dei rifiuti e solo dopo il raggiungimento di serie percentuali di differenziazione.
Se poi il comune di Allumiere sentirà l’esigenza di chiudere il ciclo dei propri rifiuti, da anni abbiamo presentato soluzioni di micro impianti che facilmente potrebbero trasformare in compost di qualità le esigue quantità di umido prodotto dagli abitanti di Allumiere.
image

Concludiamo ricordando al Sindaco che la coerenza è molto importante, come lo è il rispetto degli impegni presi, specie se espressi in un atto formale. In particolare ci riferiamo a quella mozione che prevedeva il coinvolgimento del “Comitato antidiscarica” ogni qualvolta si discuteva di rifiuti e che il Sindaco pare aver completamente dimenticato. Noi no. Gli ribadiamo quindi che noi ci siamo, come sempre disponibili al confronto costruttivo e volto a trovare soluzioni frutto di conoscenza diretta e competenza, ma non siamo disponibili a permettere a nessun imprenditore della “mondezza” di decidere sul nostro territorio, nonostante i provvedimenti del governo Renzi che ipotizzano un ato unico nazionale, mettendo al centro della politica sui rifiuti l’incenerimento. Restiamo dell’idea che la pianificazione degli impianti di trattamento dei rifiutidebba doverosamente rimanere alle Istituzioni pubbliche e secondo le esigenze comprensoriali, e non delegata alle scelte imprenditoriali di questa o quell’altra impresa secondo le proprie necessità o opportunità di investimento, troppo spesso dettate da incentivi economici e non da una seria valutazione degli interessi territoriali. Cerroni docet!

STOP AL COMPOSTAGGIO IN ZONA A PROTEZIONE SPECIALE (località Spizzicatore)

L'area del progetto in località Spizzicatore

L’area del progetto in località Spizzicatore

Finalmente la notizia che aspettavamo, anche quest’ultimo tentativo di violare la ZPS del Comune di Allumiere è fallito!

Il Comitato NO MEGADISCARICA esulta ed è soddisfatto di tutto l’impegno ed il tempo dedicato per evitare questo scempio, MA … e c’è un grosso MA, da questo articolo di Civonline, che citiamo per intero, traspare che il capo fila della lotta ambientalista, con tanto bandiera in resta sia l’amministrazione Comunale ed in primis il suo Sindaco … ma leggiamo con attenzione l’articolo:

” La Provincia di Roma dice ‘‘no’’ al progetto del digestore della Renerwaste

ALLUMIERE. Il delegato Bastianini: «Palazzo Valentini ha elencato gli elementi ostativi»

di ROMINA MOSCONI

ALLUMIERE – «Finalmente sembra volgere al termine la tormentata vicenda riguardo l’impianto di compostaggio di rifiuti organici in località Spizzicatore di Allumiere». Ad esprimersi così il delegato all’Ambiente del Comune di Allumiere, Marco Bastianini, il quale ha spiegato che: «In Comune ci è stata recapitata da parte della Provincia di Roma la comunicazione degli elementi ostativi al rilascio dell’autorizzazione richiesta dalla Renerwaste Spa. La società, infatti, come tutti ricorderanno, aveva presentato un progetto che prevedeva la lavorazione di rifiuti organici di 25 tonnellate/anno con la modalità aerobica». Il delegato Bastianini evidenzia che:  «Tale decisione viene motivata per i ‘‘dissensi qualificati’’ del sindaco di Allumiere Augusto Battilocchio sotto il profilo della tutela della salute pubblica e della Regione Lazio in quanto il progetto non è assentibile perché prevede impianti la cui realizzazione è in contrasto con le misure di conservazione generali vigenti nella Zps». Nei mesi scorsi si era dibattuto a lungo intorno al progetto della Renerwaste di creare l’impianto di trasformazione di umido in compost e dopo una serie di battaglie, a febbraio si era svolta una Conferenza dei Servizi organizzata dalla Provincia di Roma nella quale si è discusso del progetto che la Renerwaste voleva costruire allo Spizzicatore da 25mila tonnellate. In quell’occasione, oltre al sindaco Augusto Battilocchio anche il responsabile dell’Ufficio Tecnico Enrico Novello e l’assessore di Allumiere Mario Ceccarelli avevano espresso a nome di tutto il Comune di Allumiere il ‘‘no’’ assoluto al progetto. Battilocchio a nome di tutta l’amministrazione comunale (maggioranza e minoranza) insieme ai movimenti ambientalisti si erano espressi contrariamente a questo progetto perché dannoso per la salute e l’architetto Novello aveva sottolineato il No per il fatto che le NTA del Comune non prevedono impianti destinati al trattamento dei rifiuti nell’area interessata dal progetto. A dire no a questo progetto era stata anche l’Università Agraria di Allumiere, inoltre forte contrarietà al progetto era stata espressa dal consigliere regionale di Sel Gino De Paolis e da altri esponenti politici, nonchè dai cittadini non solo di Allumiere, ma anche del comprensorio. La lettera della Provincia di Roma, quindi, ha fatto tirare un sospiro di sollievo ed è vista come una vittoria importante per l’amministrazione comunale di Allumiere «Ma anche – prosegue ancora il delegato all’Ambiente, Bastianini – per tutta la comunità visto che tutti insieme abbiamo combattuto per evitare che la Renerwaste creasse l’impianto allo Spizzicatore. Un ringraziamento va anche ai consiglieri di minoranza Vittori e Sgamma che hanno partecipato alla conferenza preliminare».
(31 Ott 2014 – Ore 18:02) “

Siamo estremamente contenti che questa volta ci sia stato un NO chiaro e senza i giri politico-pindarici della dialettica Battilocchiana, ma dire oggi che la battaglia contro gli insediamenti nella Località Spizzicatore si è conclusa in modo positivo grazie all’impegno dell’amministrazione comunale di Allumiere è, per citare Fantozzi, “una cagata pazzesca”.

Come mai un Sindaco che si dichiara oggi contro gli impianti nella ZPS ha creato, negli anni scorsi, un clima di tensione tale che lo ha portato a rispondere di almeno tre denunce in tribunale?

Come mai sia il Sindaco che il Responsabile dell’ufficio tecnico non hanno citato e sostenuto fin da subito le attuali motivazioni di diniego? Il Comitato si sarebbe risparmiato tanta fatica e battaglie almeno con tre anni di anticipo.

E come mai il Comitato NO MEGADISCARICA, che è stato la vedetta e il freno a questi progetti speculativi viene dimenticato se non inscatolato nell’articolo in un generico “movimenti ambientalisti” …

ciò che stupisce ancora di più è l’autore dell’articolo, Romina Mosconi, che ha vissuto in prima persona, spesso insieme a noi del Comitato, le vicende dei grandi contrasti e scorrettezze che il Sindaco di Allumiere ha riservato a noi che abbiamo sempre cercato di evitare ogni insediamento di trattamento rifiuti nella Zona a Protezione Speciale. Cosa è successo Romina? Hai dimenticato persino il nome del comitato?

In ogni caso è andata bene, come è andata bene per la Mega Discarica, vogliamo solo ricordare a tutti i signori citati nell’articolo che esistono due termini che danno la giusta dignità agli esseri umani, ovvero:  ONESTA’ INTELLETTUALE, dovreste studiarne bene il significato.

Il Comitato NO MEGADISCARICA

CIVONLINE – Polo dei rifiuti a Cupinoro: oggi la decisione del Consiglio dei Ministri

CIVONLINE – Polo dei rifiuti a Cupinoro: oggi la decisione del Consiglio dei Ministri

Discarica. Alta la guardia dei comitati

CERVETERI – E’ attesa per oggi la decisione del Consiglio dei Ministri in merito al futuro del territorio. Il Consiglio infatti dovrà decidere se prendere in considerazione i pareri negativi del MIBACT e la protesta dei cittadini, oppure avallare il piano della Bracciano Ambiente e della Regione Lazio per la realizzazione di un polo industriale dei rifiuti a Cupinoro con due ecomostri: un impianto Tmb da 135mila tonnellate e una centrale a biogas da 33mila tonnelate. Anche alla luce di questo appuntamento i comitati hanno dato luogo ad un si-in e manifestazione di protesta innanzi il tribunale e alla Procura della Repubblica di Civitavecchia per chiedere «Giustizia e Legalità per Cupinoro (Bracciano) il sito discarica ubicato tra innumerevoli tombe etrusche e resti di importanti insediamenti di epoca romana». Oltre 100 cittadini, in rappresentanza dei numerosi comitati che si sono costituiti a sostegno delle iniziative contro la politica dei rifiuti che viene definita scellerata hanno illustrato le loro ragioni, anche per voce di Antonio Turri, presidente nazionale dell’associazione ‘‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’’.

15 Lug 2014

CIVONLINE – “Tarquinia – Biogas da Forsu: i perché del no”

CIVONLINE – “Biogas da Forsu: i perché del no”

“Biogas da Forsu: i perché del no”

TARQUINIA – Partecipato convegno sul biogas giovedì scorso a Tarquinia. Un appuntamento che però ha registrato l’assenza del Sindaco, del vice Sindaco, della giunta e dei consiglieri, ad eccezione di Cesare Celletti. Il convegno, organizzato per informare la cittadinanza sull’industria biogas che il Consorzio Pellicano vorrebbe realizzare nel territorio agricolo di Tarquinia, in località Olivastro, ha visto un importante dibattito con le associazioni organizzatrici in prima linea: la Bio Ambiente Tarquinia, nella persona del presidente Gian Piero Baldi; il Forum Ambientalista, con Simona Ricotti responsabile nazionale del settore energia; e i medici ISDE, l’associazione italiana medici per l’ambiente, di cui anche il dottor Baldi fa parte. L’incontro mirava a spiegare in modo semplice, seppur scientifico, “i perchè del NO” a questo nuovo tipo di centrale, per normativa classificata insalubre di prima classe. Si è parlato del meccanismo procedurale di questi impianti biogas che dalla fermentazione batterica anaerobica (senza aria) dei rifiuti organici (FORSU), ricaverebbero notevoli quantità di gas, tra cui il 50% metano, che andrebbero ad alimentare dei motori cogeneratori, di calore ma soprattutto di corrente elettrica, il cui funzionamento produce emissioni in atmosfera. “Il tutto – è stato detto – chiaramente al solo ed esclusivo vantaggio economico (alcuni milioni di euro/anno) degli imprenditori privati gestori dell’industria”. “Come è stato più volte ribadito dagli esperti intervenuti – riferiscono gli organizzatori – non c’è alcun pubblico interesse alla realizzazione di questi impianti come si vorrebbe far credere, soprattutto in un paese come l’Italia, che già produce più del doppio del fabbisogno energetico necessario”. Il convegno è stato riconosciuto molto interessante dalla vasta platea, composta da oltre 250 cittadini. Presenti infatti relatori di pregio scientifico, quali il dottor Mauro Mocci (Medico ISDE), il dottor Giovanni Ghirga (Medico ISDE), il dottor Gian Piero Baldi (Medico ISDE), il professor Michele Corti (Docente Univ.Milano di Agroeconomia e Zootecnia, Ruralista) e l’avvocato Michele Greco (legale dell’ associazione Bio Ambiente), che sono stati ascoltati fino ad ora tarda, terminando infatti la conferenza alle 21,30 circa. Applaudito l’intervento introduttivo, e sicuramente molto esplicativo, di Simona Ricotti, responsabile nazionale del settore energia e del Circolo di Civitavecchia del Forum Ambientalista, riguardante la precaria situazione ambientale del nostro territorio. Sergio Pisarri, direttore del Consorzio di Bonifica di Tarquinia, è invece intervenuto nel dibattito finale, illustrando come non possa essere possibile accettare la realizzazione di un tale tipologia di centrale inquinante nel bel mezzo di una vasta area agricola attraversata dal fiume Mignone, notoriamente ad alto rischio di esondazione. Il direttore ha espressamente manifestato la contrarietà del Consorzio di Bonifica ad un tale progetto industriale (contrarietà già espressa anche alla Provincia di Viterbo, con un lungo e argomentato parere negativo inviato nei giorni scorsi), che andrebbe a vanificare tutti gli sforzi ed i miliardi di lire spesi in passato (ed i milioni di euro oggi) di soldi pubblici investiti nella realizzazione della grande opera del sistema di irrigazione di circa 8mila ettari di terreni dedicati all’agricoltura di pregio di Tarquinia. Al convegno sono anche intervenuti i comitati ambientalisti e no biogas dei comuni limitrofi, quali Civitavecchia, Allumiere, Cerveteri, Bracciano, Fiumicino, Grosseto, ed in particolare il comitato locale Perilbeneditarquinia. Quest’ultimo ha espresso solidarietà all’iniziativa a favore sia della vera informazione scientifica sia e soprattutto a favore della salute dei cittadini e dell’ambiente. “Deve essere segnalato – commentano gli organizzatori – il tentativo della società proponente di screditare le persone fisiche che hanno organizzato il convegno e le associazioni cui appartengono con articoli di stampa dal contenuto palesemente diffamatorio e addirittura con un volantino dai toni intimidatori diffuso prima dell’evento; il tentativo non è riuscito (ed anzi si è rivelato controproducente), dal momento che la platea ha risposto con straordinario entusiasmo ribadendo il no di tutta Tarquinia all’impianto, stringendosi intorno – con ancora più forza – alle persone e alle associazioni che vi si oppongono. Non essendo assolutamente intenzionati a tollerare tali comportamenti, il dottor Baldi e Simona Ricotti, così come le Associazioni Bio Ambiente, ISDE e Forum ambientalista di cui fanno parte, hanno comunque tutti già dato mandato ai propri legali al fine di valutare ogni opportuna iniziativa presso l’autorità giudiziaria a tutela dei propri diritti”.

(a.r.)(12 Apr 2014 – Ore 18:40)

Le grandi panzane di Toni Moretti: CIVONLINE – Le tecnologie per il trattamento anaerobico godono del favore di istituzioni e ambientalisti

Tarquinia 10/04/2014

Purtroppo, ogni tanto siamo e siete costretti a leggere articoli come questi. Sproluqui di nozioni senza alcun fondamento scientifico e finalizzati a confondere le opinioni del lettore.

CIVONLINE – Le tecnologie per il trattamento anaerobico godono del favore di istituzioni e ambientalisti

Senza dilungarci troppo, per poi confondere ulteriormente i lettori ed i cittadini che vogliono capire a fondo i meccanismi legati a questi temi, facciamo semplicemente presente al signor Toni Moretti che la questione non verte tanto sulla qualità degli impianti o sulla necessità di effettuare un ciclo virtuoso dei rifiuti, sul quale, prealtro, siamo perfettamente d’accordo, le considerazioni reali invece sono, molto schematicamente, le seguenti:

Se Tarquinia volesse risolvere il problema dell’umido (FORSU) proveniente dalla raccolta differenziata potrebbe mettere in esercizio un piccolo impianto da 1500 2000 tonnellate anno! Non serve un impianto da 25000 tonnelate!

Approvvigionare un impianto da 25000 tonnellate significa alimentare un traffico impressionante di camion da tutto il circondario (soprattutto Roma). Questo secondo voi è a favore dell’ambiente?

Secondo le logiche dell’articolo e se ogni imprenditore che vuole fare business con i rifiuti avesse spazio libero, potremmo costruire un impianto simile in ogni paese del comprensorio, cosa che tra l’altro potrebbe accadere visto che di progetti simili ne esistono tre nell’arco di venti chilometri (Allumiere, Civitavecchia e Tarquinia) e sommano più 75.000 tonnellate di trattamento. Nel frattempo, la differenziata porta a porta la fa solo Allumiere e S.Marinella.

Gli impianti digestori, diciamo “virtuosi”, (e lo diciamo con fatica), sono costruiti in luoghi lontani dai centri abitati, perchè anche se bruciano gas metano, sono sempre fonti di inquinamento, anche e soprattutto per i processi di depurazione dei liquami del prodotto digestato al termine della lavorazione.

il problema rifiuti non può essere visto dalla sola ottica di un imprenditore che fa conto economico su quanto renderà negli anni questa operazione ma deve essere un progetto coordinato a livello territoriale inter provinciale, dal momento che siamo nella linea di confine tra la provincia di Roma e Viterbo, tanto è vero che, non molto tempo fa, (2011) i Sindaci del comprensorio avevano deliberato l’impegno di risolvere i problemi di smaltimento a livello territoriale.

Nel nostro territorio, inoltre, vista la prepotente presenza di fattori inquinanti, Centrale a carbone e Porto di Civitavecchia, non si deve neanche pensare di costruire altri impianti a combustione! Non si deve  bruciare  nemmeno un fiammifero in più. Ci è già sufficiente strare tra i primi nelle statistiche dei Tumori nazionali.

Per tutti questi motivi, ribadiamo con forza la nostra posizione:
Gli impianti di smaltimento umido devono essere di solo compostaggio in modalità aerobica,
in aree pubbliche destinate a tale scopo;
a gestione pubblica e dimensionati a soddisfare il fabbisogno Comunale o al massimo, del comprensorio.

Tutte queste argomentazioni sono state spiegate con grande perizia tecnico – scientifica, il 10 aprile, dai relatori al convegno “I Perchè del NO” presso la sala Sacchetti a Tarquinia (relatori Dr. Gianni Ghirga e Dr. Mauro Mocci per ISDE Ass.ne internazionale medici per l’ambiente, Prof. Michele Corti dell’Università di Milano – presidente Coordinamento Nazionale Terre Nostre, Avv. Michele Greco Legale dell’Associazione Bio Ambiente Tarquinia e Alto Lazio).

Il giudizio spetta ora a chi legge, con l’assicurazione che siamo sempre pronti a qualsiasi confronto e chiarimento.

Il Comitato

 

Impianti di compostaggio e Digestori – TRE è meglio che UNO

TRE è meglio che UNO!

DIGESTOREMercoledì 12 febbraio 2014, i Comitati dei cittadini e ambientalisti hanno partecipato a Tarquinia al sit-in di protesta e al convegno organizzato dal Consorzio Pellicano per la presentazione del nuovo progetto di un impianto di Digestione anaerobica che andrebbe ad ampliare il sito già esistente di trattamento rifiuti e compostaggio presso la località Olivastro.

L’impianto proposto è un classico impianto di trattamento anaerobico della frazione umida proveniente dalla raccolta differenziata per la produzione di gas metano che va ad alimentare un motore per la produzione di energia elettrica, ed è dimensionato per trattare 25.000 tonnellate annue di umido mentre il cogeneratore di energia è un motore da 1 megawatt.

Al di la delle considerazioni sull’impatto ambientale e sull’ormai concetto obsoleto di trattamento rifiuti tramite Digestori anaerobici, (la Germania sta abbandonando questa tecnologia a causa dei troppi aspetti negativi che genera), la questione più strana è che, quasi contemporaneamente, i tre comuni confinanti: Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia si trovano quasi a gareggiare su chi realizzerà in meno tempo l’impianto di gestione della frazione umida della raccolta rifiuti.

Se consideriamo che la frazione umida del comprensorio, nel caso si raggiungesse una raccolta differenziata anche a Civitavecchia,  sarebbe di circa 7000 tonnellate annue, mentre invece i progetti proposti sono per un totale di 85.000 tonnellate annue, è chiaro che i rifiuti verranno importati da altri Comuni o addirittura da altre Regioni.

La posizione del Comitato Antidiscarica resta sempre la stessa, l’impianto di smaltimento umido deve essere di solo compostaggio in modalità aerobica, in aree pubbliche destinate a tale scopo, a gestione pubblica e deve essere dimensionato a soddisfare il fabbisogno Comunale o al massimo, del comprensorio. Non si deve incentivare il trasporto dei rifiuti a lunga distanza.

Per i Comitati hanno partecipato al convegno con i propri interventi:

dottor Giampiero Baldi (Comitato Antidigestore Tarquinia)

Simona Ricotti (Forum Ambientalista)

dottor Mauro Mocci (Medici per L’Ambiente-ISDE)

CIVONLINE – E la Renerwaste vuole trasformare l’umido in compost ad Allumiere

CIVONLINE – E la Renerwaste vuole trasformare l’umido in compost ad Allumiere

“Il copione è sempre lo stesso:– arriva un nuovo progetto SEMPRE NELL’AREA SPIZZICATORE e per chi non lo ricordasse SEMPRE IN ZONA A PROTEZIONE SPECIALE;
– le notizie arrivano agli assessori e al Comitato sempre tardi … diciamo CON COMODO;
– viene organizzata una commissione ma chi partecipa ancora non ha i documenti per valutare i progetti.

Se il nostro Sindaco avesse voluto risolvere il problema dello smaltimento dell’umido avrebbe fatto già adottare le idee che sono state prodotte e divulgate più di un anno fa e che avevano un ritorno di investimento in 2 o 3 anni.
Progetti che si sarebbero pagati con il risparmio degli attuali costi di smaltimento.

A noi non occorre un impianto da 25.000 tonnellate, ne produciamo circa 500 ad Allumiere e 6.000 in tutto il comprensorio!

il Comitato ribadisce che nessuno smaltimento rifiuti deve essere effettuato in ZPS e un eventuale impianto di compostaggio non deve essere installato in terreno di privati gestito da privati.”
Di seguito l’articolo di CIVONLINE:

Fissata per il 19 febbraio la conferenza dei servizi in Provincia per un impianto allo Spizzicatore. Mocci «Non c’è più tempo per le osservazioni». Battilocchio: «Progetto rinnovato: 25mila tonnellate trattate in aerobico»

ALLUMIERE – Ad Allumiere si torna a parlare di impianto di trasformazione di umido in compost. Per il 19 febbraio la Provincia di Roma ha organizzato una Conferenza dei Servizi per discutere sul nuovo progetto presentato dalla Renerwaste di 25mila tonnellate. Comitati ambientalisti e consiglieri di minoranza in allarme: «E’ gravissimo – spiega il responsabile dei Medici Ambientalisti e coordinatore dell’Isde del Lazio, Mauro Mocci, nonché rappresentante del movimento anti discarica – non è possibile che la Provincia convochi la Conferenza e non si sia preoccupato di avvertire consiglieri e comitati. Ora il tempo è poco e non possiamo più presentare le osservazioni. Un progetto da 25mila tonnellate qui e un altro delle stesse dimensioni a Tarquinia a cosa servono se tutto l’umido del comprensorio non supera le 6mila tonnellate? E’ ora di finirla di ‘‘piegare’’ il nostro territorio. L’unico impianto che produce compost di qualità e che non fa male è quello prodotto in maniera aerobica; invece si stanno costruendo impianti a biogas che sono altamente dannosi, anche perché la frazione organica viene mischiata con ceneri di carbone, fanghi e altri scarti». Il sindaco Battilocchio risponde: «Solo il 7 febbraio ho ricevuto la convocazione per quella che sarà una Conferenza preliminare e mi sono attivato per preparare le lettere di convocazione per assessori, consiglieri e capigruppo consigliari e per i delegati del Comitato anti discarica per partecipare alla Commissione Uso ed Assetto del Territorio del 13 febbraio alle 17,30 e lunedì le lettere saranno inviate.
Ho provveduto poi ad inviare all’ufficio tecnico il dischetto del progetto e lo valuteremo in Commissione. Ci hanno comunicato che il progetto è rinnovato e dovrebbe prevedere solo un metodo aerobico e che è stata ridotta la portata a 25mila tonnellate.
Valuteremo il progetto anche perché dobbiamo anche pensare a come smaltire l’umido che produciamo con la differenziata».

(Rom. Mos.) (08 Feb 2014 – Ore 19:31)

LEGGO.IT – Rifiuti, il sistema di pressioni di Cerroni «Ricatti ai politici». Accuse a Marrazzo Il ras minacciava chiusura Malagrotta

Rifiuti, il sistema di pressioni di Cerroni «Ricatti ai politici». Accuse a Marrazzo Il ras minacciava chiusura Malagrotta

Rifiuti: ora indagini su rete relazioni Cerroni-politica

Mercoledì 15 Gennaio 2014 – di Sara Menafra

Sono accuse pesanti quelle contro l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Non solo per aver firmato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano, firma che gli è costata l’accusa di falso e abuso d’ufficio con una valutazione molto specifica nella sua scheda allegata all’ordinanza: «Ne faceva egli stesso parte avendo rivestito un ruolo di primaria importanza per il raggiungimento dei fini illeciti». Ma anche perché ascoltato dai pm ha negato ogni rapporto con l’imprenditore: «Non ho mai pranzato né cenato con Cerroni». L’informativa dei carabinieri del Noe, del marzo 2010, racconta una storia diversa. Prima di tutto, perché i carabinieri avevano ipotizzato addirittura il reato di estorsione per il Ras delle discariche Manlio Cerroni ai danni del governatore e del sindaco Alemanno. La minaccia era quella di impedire gli smaltimenti. Interrompendo il «conferimento notturno» alla discarica di Malagrotta e chiedendo il pagamento immediato di 130 milioni di euro. Pressioni a cui Marrazzo avrebbe in parte ceduto firmando l’ordinanza. Ma più di ogni altra cosa Cerroni chiede che a gestire il capitolo rifiuti in Regione siano uomini di sua fiducia, a cominciare da Mario Di Carlo. La campagna comincia a giugno 2008, contro il parere negativo per il rigassificatore di Albano. Per far saltare questa decisione, il gruppo dell’imprenditore organizza una campagna contro l’assessore all’ambiente Filiberto Zaratti e contro il vice prefetto Stefano La Porta, uomo di stretta fiducia di Marrazzo. Contro quest’ultimo sarà organizzata una vera e propria campagna stampa, con la collaborazione di un giornalista della sede romana del Corriere della Sera.

«Noi stiamo alla provincia» Arcangelo Spagnoli, uomo di Cerroni alla struttura commissariale ai rifiuti (deceduto, è l’unico a cui la Gdf abbia trovato versamenti all’estero per 3 milioni di euro) ne parla lungamente a telefono, nell’aprile 2008, con il direttore dell’Arpa Fabio Ermolli: «Eh adesso niente, Alemanno farà la giunta…noi stiamo alla provincia (allora guidata da Nicola Zingaretti, ndr) e qua al nazionale c’è Berlusconi. Bisogna inventarsi altri giochi di squadra, i punti di riferimento sono saltati».

«Noi siamo a pranzo» Il problema è appunto la Regione, dove Cerroni vuole poter contare su Di Carlo. Il 22 giugno, incontra Giovanni Hermanin, allora presidente dell’Ama e poi chiama Di Carlo: «Ho parlato con Giovanni e si è messo in moto, attraverso gli amici suoi». Il 27 giugno 2008 Cerroni ottiene un pranzo riservato con Marrazzo. Lo incontra a Villa Piccolomini, sede di rappresentanza della Regione. Praticamente in diretta chiama Di Carlo: «Io sono qui in giro, sto andando alla colazione con Marrazzo, a Villa Piccolomini». L’accordo sembra fatto e invece ad agosto ancora nulla, la vera nomina non arriverà mai, tanto che l’imprenditore chiama il presidente del consiglio regionale Guido Milana: «Mi aveva detto che gli dava quest’incarico, senno che cazzo sta a fare questo?». Le minacce si fanno sentire anche su Alemanno. Nel dicembre 2008, l’imprenditore chiama un consigliere regionale: «Ad Alemanno gli dici: guarda sta volta questo vi leva la pelle».

leggo.it – La richiesta di arresto per Cerroni rubata dall’ufficio del Gip

Cerroni – l’uomo che ha “salvato Roma” (ndr)…

LEGGO.IT  La richiesta di arresto per Cerroni rubata dall’ufficio del Gip

Mercoledì 15 Gennaio 2014  – di Sara Menafra

C’è una talpa negli uffici del tribunale. Una manina ben inserita e molto potente, capace di arrivare nell’ufficio del gip Massimo Battistini. Mentre il gip, nel corso dell’ultimo anno, valutava gli atti che avrebbero portato all’arresto del Ras delle discariche Manlio Cerroni. E capace di far sparire l’intera richiesta di misura cautelare firmata dal pm Alberto Galanti dalla sua cassaforte. Non solo. Quando i magistrati si sono accorti di quanto era accaduto negli uffici del tribunale, il 16 luglio 2013, e hanno avviato le prime indagini si sono accorti di due particolari molto gravi: i nastri delle telecamere che filmano i corridoi di piazzale Clodio notte e giorno erano spariti. E, contemporaneamente, chi ha agito è riuscito a non lasciare nessun segno di effrazione. Insomma, c’è qualcuno all’interno del tribunale che gli ha dato una mano, permettendo di ritardare l’arrivo degli arresti. Per questo un fascicolo di indagine è stato aperto anche a Perugia. Il pm Galanti nel firmare l’integrazione alla richiesta di custodia cautelare è esplicito: «La sottrazione, pur essendo allo stato commesso da soggetti ignoti, deve con ogni probabilità ricondursi alla sfera di influenza esercitata dagli odierni indagati, la cui “onnipresenza” all’interno della pubblica amministrazione è conclamata da una serie infinita di riscontri».

Marrazzo nel sistema Il deposito degli atti a sostegno della misura di custodia cautelare ai domiciliari per sette indagati (ieri ci sono stati i primi interrogatori di garanzia) dà anche il quadro di quanto fossero forti i legami di Cerroni con la politica. Accuse molto pesanti sono quelle contro l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Non solo per aver firmato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano, firma che gli è costata l’accusa di falso e abuso d’ufficio. La scheda che gli inquirenti gli hanno dedicato spiega che di quel sistema di relazioni «faceva egli stesso parte avendo rivestito un ruolo di primaria importanza per il raggiungimento dei fini illeciti. Egli gettava le basi per quelle che veniva successivamente inquadrate come attività di artificio e raggiro finalizzate all’ottenimento di pubbliche erogazioni».
Firmando l’autorizzazione per la costruzione del gassificatore di Albano, Marrazzo faceva anche in modo che su quel capitolo andassero i fondi europei Cip6. Il 30 marzo del 2008, quando la prima autorizzazione sembra essere bloccata, da un parere negativo alla valutazione di impatto ambientale, il governatore interviene di persona.
Arcangelo Spagnoli, responsabile del provvedimento, si confronta con un ingegnere del commissariato. Spagnoli: «Allora, abbiamo scritto una lettera violenta contro quelle stronz…»; Martino: «Ah…»; Spagnoli: «Bisogna aspettarsi per domani chiamate tambureggianti. Ovviamente ci abbiamo la sponda anche il Presidente, molto incazzato, quindi, insomma non è lavoro a vuoto .. dovrà avere prima o poi un esito positivo».
La valutazione del gip è molto chiara. Marrazzo era consapevole che su quell’impianto sarebbero arrivati i finanziamenti: «Nonostante le incombenze pratiche venivano lasciate agli addetti ai lavori, le strategie di massima venivano indicate da Piero Marrazzo – scrive – Era sottinteso, come già affermato, che in questo senso v’era un’unità d’intenti tra la parte politica e quella imprenditoriale. Il presidente e commissario Piero Marrazzo aveva dato un chiaro segnale in tal senso aprendo la strada e spianandola a quelle procedure finalizzate a far piovere gli incentivi CIP6 sull’impianto di Albano».
Le Minacce Perché tutta questa solerzia? Sono i Carabinieri del Noe, in una informativa, a dare il quadro della situazione, ipotizzando addirittura il reato di estorsione per il Ras delle discariche Manlio Cerroni ai danni del governatore e del sindaco Alemanno. «La minaccia era quella di impedire gli smaltimenti, in modo da indurre il Sindaco Alemanno e il presidente della Giunta regionale Lazio, Marrazzo, a disporre il pagamento di circa 130 milioni di euro di fatture arretrate», scrivono. Tra gli obiettivi c’era la nomina, in Regione, di uomini di fiducia di Cerroni. In particolare Mario Di Carlo per cui Cerroni pretendeva la delega ai rifiuti, mai effettivamente concessa da Marrazzo. Sebbene a verbale l’ex governatore abbia sempre negato, i due si sarebbero visti anche a pranzo, nella sede di rappresentanza di Villa Piccolomini. Il governatore aveva delegato i rapporti al suo vice, Esterino Montino. Scrive il gip: «L’attività aveva messo in evidenza il fatto che Marrazzo aveva affidato al vicepresidente Montino la conduzione, sul piano politico, delle scelte in tema di gestione dei rifiuti, ma questo non esulava il presidente dal conoscere anch’egli le dinamiche intrinseche di tali scelte». Quando arrivano i Carabinieri per le prime ispezioni, Spagnoli difende quanto fatto e si confida: «Li ho difesi anche dai Carabinieri, li dovevo far arrestare. L’ho fatto perché c’era Piero Marrazzo dietro tutto questo reticolo». Anche ad Alemanno sarebbero arrivate minacce. A dicembre 2008, tramite un consigliere regionale, Cerroni fece arrivare le sue pressioni sull’allora sindaco: «Gli dici: guarda sta volta questo vi leva la pelle». Le informative parlano di rapporti tra Cerroni ed una serie di politici anche nazionali, tra cui Francesco Rutelli e Giuseppe Fioroni. E’ però il capo della Protezione civile Guido Bertolaso a dargli una mano attiva quando l’imprenditore Fabio Altissimi, poi diventato uno dei principali accusatori, gli scrive per denunciare le anomalie: «Non si ravvisano elementi che ne giustifichino il coinvolgimento nelle numerose questioni sollevate», gli risponde.
Talpe in regione I contatti in Regione permettevano alla rete di avere informazioni anche sulle indagini in corso. L’11 novembre del 2012, quando il parlamentare Stefano Pedica si presenta a Malagrotta per un’ispezione, l’effetto sorpresa non c’è. Nel gruppo Cerroni si sa già da 24 ore. Federica Conte, segretaria di Cerroni, è stata avvertita. La comunicazione inviata alla segreteria dell’assessore ai Rifiuti, Pietro Di Paolo, è già stata girata a Cerroni. La Mazzei, segretaria di Di Paolo, si attiva per ogni richiesta da parte di Conte, anche quelle «non limpidamente istituzionale». A Rando, braccio destro di Cerroni, Conte dice al telefono dice di essere andata alla Regione a prendere «le copie del collaudo e delle casse che vanno consegnate in Arpa, Provincia e Comune e che ha mandato una nota proprio a Fegatelli. E poi, quando Rando le chiede come comportarsi in merito all’ispezione risponde: «Noi non dobbiamo assolutamente essere al corrente».
Atti modificati Il 29 dicembre 2010 il gruppo Cerroni riesce a modificare la relazione di stabilità dei versanti di Malagrotta, utilizzando, in accordo con un suo assistente, la firma digitale dell’ingegnere che l’aveva redatta. I carabinieri del Noe lo deducono dalle intercettazioni. «Io adesso, nell’immediato non te la posso modificare», dice l’assistente alla Conte, dopo averle annunciato che gli è arrivata la firma digitale dell’ingegnere. «Te lo posso fare tra un’oretta». E la segretaria: «Si va bene, tanto noi dobbiamo consegnare oggi entro capito? Entro un certo orario dobbiamo consegnare». L’assistente risponde: «Certo se c’hanno fretta, la firma ce l’hai basta che scrivi sopra a quella cosa…dichiarazione sulla stabilità dei versanti di Malagrotta». E la segretaria «Però aspetta un’attimo, dichiarazione e basta, io sottoscritto, come la fa lui?».

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: