www.agoravox.it – Armi chimiche, armi letali. Pronto un inceneritore che a Civitavecchia non vuole nessuno

Armi chimiche, armi letali. Pronto un inceneritore che a Civitavecchia non vuole nessuno

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Tutti uniti nel denunciare come inaccettabile una nuova servitù ambientale, per giunta mai monitorata in precedenza da ARPA o altre istituzioni, quasi non bastasse la concentrazione in pochi chilometri quadrati di una centrale a carbone di Enel, di fumi delle navi e delle emissioni dei depositi costieri oltre che del traffico veicolare. Un mix davvero unico a cui mancava evidentemente qualcosa.

Il gonfalone del Comune di Civitavecchia con i sindaci del comprensorio

Ma come si è arrivati all’ossidatore termico, questo il termine utilizzato nelle comunicazioni ufficiali per definireJPEG - 965.5 Kb l’incenerimento di armi chimiche, sul quale da tempo si sono accumulate interrogazioni alla Camera dei deputati e alla Regione Lazio da parte dei rappresentanti di Movimento 5 Stelle, SEL e PD? E qual è il peso complessivo nel nostro Paese di questi arsenali spesso ignorato?

Nel novembre del 2009, Gianluca Di Feo, nell’articolo L’Italia top secret delle armi chimiche pubblicato sull’Espresso, anticipando i contenuti del suo libro Veleni di Stato, ricostruiva la storia delle tante armi chimiche, dall’iprite al fosgene all’adamsite e altre che hanno attraversato buona parte delle guerre del novecento e che sono finite in tanti siti sparsi in Italia. L’avvento della chimica aveva infatti consentito la produzione di armi più o meno letali per ammazzare i nemici ma nessuno aveva pensato al come si potesse tornare indietro, a come renderle inerti o bonificabili a guerre finite. Anzi, come accade in questi casi, quanto più alta è la tossicità e i rischi derivanti all’ambiente e alla salute non solo umana dalla conservazione delle armi chimiche, tanto maggiore è il silenzio che ne copre gli effetti e le dimensioni. Non parliamo di grammi ma, come sottolinea Di Feo, di “almeno 150 tonnellate di iprite del modello più micidiale, mescolata con arsenico…oltre mille tonnellate di adamsite, un gas potentissimo ma non letale usato contro le dimostrazioni di piazza, 40.000 proiettili chimici”. Cosa fare di tutto questo armamentario di cui la Convenzione di Parigi sulla Proibizione delle Armi Chimiche entrata in vigore nel 1997 richiedeva lo smantellamento e la distruzione? La risposta fu trovata a Civitavecchia, dove dal 1978 operava nelle cosiddette attività di “demilitarizzazione” il Centro Tecnico Logistico Interforze Nucleare Batteriologico Chimico, il CETLI, nel Comprensorio militare di Santa Lucia, indicato come “unico impianto nazionale abilitato al recupero l’immagazzinaggio e la distruzione delle armi chimiche”.

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Apertura del corteo

Proprio l’unicità di questo modello ha aperto la strada all’innovazione tecnologica perché già dal 2010 si profila la novità dell’ossidatore termico, di cui nessuno aveva sentito mai parlare prima, e che avrebbe ottenuto di lì a poco un finanziamento di circa diciotto milioni di euro, sufficienti all’acquisto delle nuove attrezzature. Una caratteristica questa che sarebbe stata condivisa con tre siti simili per caratteristiche e già in funzione in Germania, Stati Uniti e Giappone. Intanto però nell’opinione pubblica e nelle forze politiche si consolidava l’idea che l’ ossidatore termico mascherasse in qualche modo un inceneritore e che, come tutti gli inceneritori, avrebbe emesso altri fumi inquinanti, una situazione valutata allarmante in presenza di dati epidemiologici con trend negativo da anni su varie patologie tumorali e respiratorie per tutta l’area circostante Civitavecchia.

Per saperne di più, la parlamentare Marta Grande in un’interrogazione chiedeva lumi e manifestava dubbi sulla innocuità del processo di ossidazione.

Il sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, il 20 marzo del 2014 rispondeva chiarendo che la convenzione di Parigi obbligava il nostro Paese a farsi carico della distruzione di tutte le armi chimiche e che l’impianto non si configurava “ quale « inceneritore » per l’assenza di fiamme libere e per la temperatura di esercizio che non avrebbe superato i 500°C contro i 1000°C di un inceneritore. Due sembrano i punti deboli rilevabili nella risposta del sottosegretario, Il primo è che l’apparecchiatura possa essere considerata assimilabile a un “forno industriale di piccola capacità” e non assoggettabile a procedure di Valutazione di Impatto Ambientale o Autorizzazione Integrata Ambientale. La seconda è che l’analisi dei fumi emessi dopo il filtraggio viene considerata come “di impatto ambientale minimo” mentre la “composizione qualitativa dei gas” viene effettuata da appositi analizzatori..

La mappa segreta delle armi chimiche (Fonte l'Espresso)

La mappa segreta delle armi chimiche (Fonte l’Espresso)

Non convince infatti nessuno che controllato e controllore siano lo stesso Ente delle Forze Armate che definisce l’impatto ambientale “modesto”, perché il conflitto d’interessi è piuttosto palese. Sul secondo aspetto appare poi improbabile che un forno dove si generino composti velenosi possa essere paragonato magari a un forno per la panificazione artigianale solo perché di piccola capacità, dimenticando i materiali trattati nel forno e il fatto che filtri di qualsiasi genere non riescano a fermare le nanoparticelle.

Sta di fatto che il comitato spontaneo dei Cittadini uniti contro l’inceneritore ha dimostrato con la forza di una partecipazione civile molto consistente che le politiche contro l’ambiente e la salute non sono più tollerabili in un’area provata da scelte prese altrove e consumate sulla pelle dei cittadini.

BIGNOTIZIE “La grande risposta del territorio è il faro che ci guiderà contro l’inceneritore”

BiGnotizie.it – L’informazione online di Civitavecchia e dell’Alto Lazio

Il Comitato Cittadini uniti contro l’inceneritore esprime la propria soddisfazione per la grande partecipazione alla manifestazione di protesta di sabato: “Adesso busseremo alle porte del Ministero della Difesa”

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CIVITAVECCHIA – “La risposta del territorio, la presenza importante dei cittadini, il semplice stare uniti per raggiungere un unico obiettivo che è quello di tutelare la nostra salute, è il faro che ci guiderà in questa battaglia di civiltà che è appena cominciata e che sta già dando risultati importanti”. Il Comitato Cittadini uniti contro l’inceneritore torna sulla grande manifestazione di sabato mattina che ha portato nelle strade e nelle piazze della città oltre 2000 persone.

“Un numero che va oltre ogni nostra aspettativa. La presenza di migliaia di cittadini alla grande manifestazione di protesta non solo ci entusiasma, ma ci motiva ancora di più nell’andare avanti con tutte le nostre forze per impedire la realizzazione dell’ossidatore termico al Centro Chimico di Santa Lucia. Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno partecipato, dai cittadini di Civitavecchia e dei comuni limitrofi ai sindaci di Civitavecchia, Allumiere e Tolfa e agli amministratori dei comuni di Tarquinia e Santa Marinella, tutti intervenuti con la fascia tricolore, avendo ben compreso la gravità del problema. Ringraziamo inoltre i rappresentanti istituzionali a tutti i livelli, senza dimenticare nessuno – afferma il comitato -. Una manifestazione composta, corretta nelle sue forme espressive nonostante l’incisività del messaggio lanciato con durezza: “L’ossidatore termico non lo farete”. Adesso busseremo alle porte del Ministero della Difesa, portando il no categorico della nostra gente a chi ancora crede di poter fare di questa città e del suo territorio ciò che crede. Andiamo avanti convintamente, ogni slogan di protesta della manifestazione di sabato, sarà un motivo in più per crederci e per non indietreggiare”.

Sorgente: “La grande risposta del territorio è il faro che ci guiderà contro l’inceneritore”

 

Menditto (M5S): “Al prossimo consiglio votazione unanime all’odg contro l’ossidatore termico” – La Voce del Popolo

CIVITAVECCHIA – «Mercoledì 27 aprile in consiglio comunale sarà votato l’ordine del giorno da me proposto circa l’assoluta contrarietà dell’assise in rappresentanza della città… #civitavecchia #dariomenditto(m5s):”alprossimoconsigliovotazioneunanimeall’odgcontrol’ossidatoretermico”

Sorgente: Menditto (M5S): “Al prossimo consiglio votazione unanime all’odg contro l’ossidatore termico” – La Voce del Popolo

7 maggio 2016 – Manifestazione contro l’inceneritore

ManifestazioneAntiInceneritore

I Veleni del centro chimico #1

Le Schede del Comitato #1 – ADAMSITE

servizio informativo a cura del Comitato Contro l’inceneritore di armi chimiche.
Con queste schede intendiamo fornire un l’informazione più approfondita sugli elementi chimici presenti e lavorati presso il Centro Chimico NBC di S.Lucia.

Adamsite

Adamsite

E’ stata sintetizzata in Germania da Heinrich Otto Wieland nel 1915, è stata sviluppata poi in modo indipendente dal chimico statunitense Roger Adams (dal quale prende il nome) presso l’Università dell’ Illinois nel 1918.
Denominata anche agente DM ( diphénylaminechlorarsine ), usata in passato, come un agente antisommossa . DM appartiene al gruppo di agenti di guerra chimica noti come agenti starnutatori e vomitativi.

DM è stato prodotta e immagazzinata dagli inglesi e dagli Stati Uniti alla fine della prima guerra mondiale . E ‘stata utilizzata dagli inglesi durante diverse incursioni. Negli Stati Uniti, è stata utilizzata contro il Bonus Army che ha manifestato in Washington DC , nel 1932. Secondo alcune fonti, ha causato la morte e il ferimento grave di diversi bambini che avevano accompagnato i loro genitori alla manifestazione. E ‘stata ancora una volta utilizzato nella guerra del Vietnam.

DM ha una struttura cristallina inodore a bassissima pressione di vapore. Il colore dei cristalli varia dal giallo brillante al verde scuro a seconda della purezza. È prontamente solubile in alcuni solventi organici (ad esempio, acetone , diclorometano ), ma quasi insolubile in acqua. Nella forma vaporosa appare come un fumo giallo canarino.

Adamsite è solitamente dispersa come aerosol, agisce sul tratto respiratorio superiore. Sebbene gli effetti siano simili a quelli causati da agenti di controllo tipici antisommossa (es CS ), il suo effetto è di più lenta insorgenza e lungo in durata, spesso di diverse ore. Dopo un periodo di latenza di 5-10 minuti con irritazione degli occhi, attacca i polmoni e le mucose, seguono mal di testa, nausea e persistente vomito.

Lo scopo pricipale dell’Adamsite era quello di far togliere le maschere antigas ai soldati per poi agire con ulteriori gas letali.

L’adamsite è ora considerata obsoleta. È stato ampiamente sostituita da agenti antisommossa come il gas CS (chlorobenzalmalononitrile) che sono meno tossici e di più rapida insorgenza dei sintomi. In battaglia veniva usato con le “candele adamsite”. Questi erano grandi lattine di metallo o tubi (del peso di circa 2 kg) che generavano un fumo composto da adamsite e di un componente pirotecnico per la combustione.

Risulta che nel 2003, la Corea del Nord, abbia prodotto adamsite immagazzinandola presso il Chemical Complex di Aoji-ri.

Centro Chimico – Veleni e falsità di Stato

Allumiere. Conferenza sul tema Inceneritore di armi chimiche. P3180048.JPGBisogna dire innanzi tutto che il paese collinare risponde sempre attivamente alla mobilitazione. La sala dell’Auditorium è bastata a malapena a contenere i partecipanti.

Come espresso dal dott. Mauro Mocci, esponente dell’ ISDE, Medici per l’Ambiente, bisogna innanzitutto focalizzarci sul fatto che, quando si parla di sistemi potenzialmente dannosi e non proprio ecologici, le autorità statali coniano termini tesi ad ammorbidire il pericolo reale.
???????????????????????????????I termini Ossidatore Termico, Termovalorizzatore, Biodigestore non esistono, sono inventati ad arte per far risultare un inceneritore di armi (chimiche nel nostro caso), un inceneritore di immondizia e una centrale di produzione di energia elettrica mediante combustione di gas metano, alla pari di impianti legati al tema “ecologia”.
Strano che le trivelle petrolifere non le abbiano ancora rinominate, ad esempio come “Estrattori di bioenergia occulta“!

Soffermiamoci meglio su quanto il Ministero della Difesa vuole realizzare nel nostro territorio, ovvero presso il Centro Chimico di S.Lucia.
Si tratta di un inceneritore di armi chimiche, quelle prodotte durante le due guerre mondiali e stoccate presso il nucleo Nucleo Batteriologico Chimico (NBC) dell’esercito italiano che ha sede sul confine del territorio tra Civitavecchia ed Allumiere, proprio nella stessa area che, secondo il Protocollo Alemanno-La Russa del 2010, sarebbe stata il sito ideale per la Cittadella dei Rifiuti, ovvero Malagrotta 2. 130 ettari di terreno adiacente alla ZPS più importante del centro italia, da compromettere per l’eternità! (progetto respinto grazie alla forza dei Comitati ambientalisti che, con il supporto di tutta la cittadinanza, hanno portato le istituzioni a rigettare questa idea malsana.)

Ma torniamo alle armi chimiche. Attualmente le bombe con i veleni chimici sono trattate smontandole e rendendole inerti, diluendo quindi il contenuto dei veleni impastandolo con acqua calce e cemento per creare dei monoliti di conglomerato cementizio che vengono accatastati all’aria aperta su aree che dovrebbero garantire il contenimento delle eventuali percolazioni sul terreno.

inerti armi chimiche

Santa Lucia, lo stoccaggio dei cilindri con i veleni

Cosa è stato diluito in questi cilindri di cemento? (ce ne sono decine di migliaia ad oggi)

Cosa contengono le bombe chimiche ancora da trattare?
Semplicemente elementi dannosissimi: Fosforo, Fosgene, Iprite, Adamsite, Arsenico. Invitiamo i lettori ad andare su Wikipedia a leggere cosa provocavano quando usati e la pericolosità attuale in caso di immissione in aria seppur in basse quantità nel tempo.

Ora, pensate ad un inceneritore che dovrebbe bruciare tutto il nostro arsenale creato durante le due guerre, e poi, siccome sarà in esercizio, anche altri arsenali (magari le armi chimiche del conflitto Siriano).
Non crediamo alle favole che i fumi di combustione verranno totalmente filtrati.
Non esistono filtri che riescano a bloccare le particelle di polveri sottili che sono più piccole addirittura dei virus e dei batteri.
Non è vero che questi impianti hanno un impatto zero sull’atmosfera.

Proprio per questo, in un territorio che sta pagando troppo caro il prezzo delle scelte industriali fatte, tutte concentrate in pochi chilometri, non si possono installare altre fonti altamente inquinanti. BASTA!

Dobbiamo ottenere solo un tipo di investimento: la bonifica progressiva dell’area e lo spostamento delle attività di inertizzazione della armi chimiche in un sito lontano dai centri abitati.
Siamo certi che tutta la cittadinanza si attiverà per questa dura lotta.

Tutti contro il solito menefreghismo di chi manovra le leve dagli uffici di Roma, ben isolati dai problemi della popolazione.  

 

Civonline: Ossidatore: Allumiere dice no

Grande partecipazione all’assemblea pubblica venerdì sera in collina

ALLUMIERE – Comitato e istituzionali dicono no ai veleni di Stato. Oltre 150 persone hanno affollato  l’auditorium per dire in coro: “sì” alla  tutela, alla bonifica, alla valorizzazione del comprensorio secondo la sua naturale vocazione,  “no” al tentativo di proseguire con una servitù militare chimica e avvelenata, che con l’inceneritore per aggressivi chimici  si  trasformerebbe in una servitù permanente. La serata è iniziata con un video del 1937 dove le pendici di Allumiere erano già la location degli armamenti italiani. Hanno aperto la discussione Emiliano Stefanini e Ismaele De Crescenzo, tra i promotori del Comitato spontaneo “Cittadini Uniti Contro  l’Inceneritore”, che hanno introdotto la problematica degli armamenti  chimici e i pericolosi monoliti che contengono i veleni inertizzati,  esposti all’acqua e al vento da anni.

Inoltre hanno proposto una grande manifestazione, con una delegazione composta dal Comitato di cittadini, da Sindaci e istituzionali vari, disposta ad incontrare al più presto il Ministero della difesa, per poter esporre le legittime  preoccupazioni dell’intero territorio e le proposte fino ad ora elaborate. Nel corso dell’incontro ad Allumiere ci sono stati diversi interventi.

Il dottor Mauro Mocci ha esposto una relazione, mettendo dettagliatamente  a  conoscenza i cittadini della pericolosità di ciò che avviene oggi nel Comprensorio Militare Santa Lucia e di cosa il Ministero della difesa intende fare. Il consigliere regionale Gino De Paolis, che in tempi non sospetti ha, su sua proposta, fatto esprimere la contrarietà al progetto in Provincia nel 2010 e in Regione nel 2015, e in questi giorni ha presentato alla Pisana un alto provvedimento.  Il Sindaco di Allumiere Battilocchio, che ieri ha approvato in consiglio comunale una mozione di contrarietà al progetto. L’onorevole Marta Grande che recentemente, insieme all’assessore civitavecchiese Alessandro Manuedda ha fatto un sopralluogo  al Centro Chimico. Sono intervenuti, inoltre, Luigi Landi sindaco di Tolfa, Antonio Pasquini  e Marco Santurbano per le Università Agrarie e Aldo Frezza per il Gal. Assenti  giustificati per impegni sopraggiunti, ma che hanno manifestato la loro  vicinanza alla nostra causa, e prodotto azioni istituzionali, la senatrice  Loredana De Petris e gli onorevoli Zaratti, Tidei e Minnucci. Prosegue quindi la prima fase di questa vertenza, che vede i cittadini uniti con le istituzioni, nell’ informare l’opinione pubblica su questo ennesimo attacco al  nostro comprensorio.

L’evento di ieri si è concluso con una partecipata cena di autofinanziamento del comitato. Nei prossimi giorni riunione organizzativa  a Civitavecchia tra gli attivisti del comitato comprensorio.

Civonline: «No all’ossidatore termico: bloccare subito il progetto»

Il Comitato ‘‘cittadini uniti contro l’inceneritore’’ ha organizzato un convegno per domani ad Allumiere

ALLUMIERE – Il ‘’Comitato cittadini uniti contro l’inceneritore” invita la cittadinanza a partecipare all’assemblea pubblica contro l’ossidatore termico che si terrà ad Allumiere venerdì 20 marzo alle 18 nell’Auditorium in piazza della Repubblica.

«E’ nostra intenzione informare i cittadini di tutto il territorio attraverso conferenze di approfondimento, così come fatto a Civitavecchia – spiegano Ismaele De Crescenzo e gli altri membri del Comitato – vista l’attenzione e la preoccupazione per un’opera come l’ossidatore che sta producendo una indignazione e una mobilitazione spontanea».

Dal Comitato Cittadini Uniti Contro l’Inceneritore sottolineano l’intenzione, anche attraverso la presa di posizione dei rappresentanti istituzionali «di incontrare nell’immediato il Ministro della Difesa Roberta Pinotti per rendere palesi le nostre rivendicazioni: immediato blocco del progetto di ossidazione termica e bonifica dell’area attraverso investimenti mirati».

Hanno garantito la loro presenza all’assemblea pubblica ad Allumiere deputati, consiglieri regionali e sindaci del territorio.

Al termine dell’incontro seguirà una cena di autofinanziamento presso la Grotta del cardinale. Per info 3479033567o e 3887439806.

BigNotizie: Pronti alle barricate contro l’inceneritore

Affollata assemblea pubblica alla biblioteca comunale.
Un NO trasversale al progetto dell’inceneritore al centro chimico di Santa Lucia.

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Assemblea del 9-03-2016

CIVITAVECCHIA – Grande partecipazione all’assemblea pubblica di questo pomeriggio alla biblioteca contro la realizzazione dell’inceneritore al centro chimico di Santa Lucia. In tanti hanno risposto all’invito del neonato comitato di cittadini che vuole sensibilizzare tutta la popolazione e le istituzioni ed impedire l’ennesima violenza ai danni del territorio. Il Comitato dei “cittadini uniti contro l’inceneritore” punta all’immediato blocco del progetto e chiede inoltre la completa bonifica degli oltre 600 ettari di terreno del Cetli Nbc: un duplice obiettivo che si vuole raggiungere con partecipazione popolare, di massa e trasversale. “Siamo pronti anche ad impedire materialmente l’arrivo al centro di ogni singolo componente destinato alla realizzazione dell’inceneritore” hanno sottolineato i responsabili del Comitato che è più che mai determinato a scongiurare questa ipotesi.

Il Comitato: prossimo passo la mobilitazione popolare”.
Il dottor Mauro Mocci in un lungo e documentato intervento ha invece messo in guardia sui rischi ambientali che corre il territorio con la presenza di questo tipo di impianto, sottolineando che si tratta di un inceneritore e non di un ossidatore termico. Ampia partecipazione all’assemblea da parte dei politici del territorio. A partire dai sindaci di Civitavecchia e Allumiere Antonio Cozzolino e Augusto Battilocchio, consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, i consiglieri regionali Gino De Paolis e Devid Porrello, e le deputate Marta Grande e Marietta Tidei. L’onorevole del M5S ha ricordato l’interrogazione presentata nel 2013, con risposte vaghe dal ministro nonostante l’assenza del segreto militare, e il rifiuto ad una serie di controlli sul centro da parte di soggetti esterni. “Ribadiamo la contrarietà a questo tipo di strutture, soprattutto in un territorio come il nostro che ha già pesantemente pagato in termini ambientali. Al comitato – ha affermato Marta Grande – sottoponiamo anche una serie di proposte che vanno dalla revisione del sistema di smaltimento e della convenzione di Parigi del 1993, la delocalizzazione dell’impianto in un altro centro, e la richiesta di una serie di tutele ambientali per Santa Lucia”. Marietta Tidei ha invece annunciato di aver incontrato ieri mattina un consigliere del ministro della difesa Roberta Pinotti. “Ho espresso tutte le mie perplessità su questo progetto, che non deve essere assolutamente realizzato a Civitavecchia. Il nostro territorio – ha spiegato Tidei – non può essere disponibile a questa soluzione, ma la battaglia deve essere corale e unitaria. Il ministero deve trovare un sito alternativo a Santa Lucia”. Marietta Tidei ha sottolineato che da via XX Settembre per il momento si parla ancora di una progettazione a livello preliminare, con allo studio l’utilizzo di tecnologie tedesche più avanzate di quelle attualmente presenti al centro chimico. L’onorevole del PD in previsione del consiglio aperto sull’inceneritore ha chiesto di coinvolgere lo stesso Ministero per una discussione a tutto campo. Invito che è stato confermato dal Sindaco Cozzolino e dall’assessore all’ambiente Manuedda che ha ricordato come ci siamo ancora ampi margini di manovra da parte del Comune, soprattutto nell’eventuale conferenza dei servizi prevista dall’iter del progetto.

Adnkronos – Sono 11 i ‘Comuni Ricicloni’ nel Lazio, il migliore è Oriolo Romano

Sono 11 i ‘Comuni Ricicloni’ nel Lazio, il migliore è Oriolo Romano


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Sono 11 i Comuni Ricicloni del Lazio premiati per una raccolta differenziata che supera il 65%. Il migliore? E’ Oriolo Romano, in provincia di Viterbo, con il 79,67% di differenziata seguito da Castelnuovo di Porto in provincia di Roma e Castelliri (Frosinone). Si è conclusa così, dopo un anno di studio, la prima edizione di Comuni Ricicloni nel Lazio grazie alla collaborazione con l’assessorato alle Politiche del Territorio Mobilità e Rifiuti della Regione.

Una campagna nata dalla storica iniziativa nazionale di Legambiente che ha visto il suo esordio nel 1994, 22 anni di attività con adesioni crescenti di anno in anno. Si tratta di un’indagine sulla raccolta dei rifiuti urbani e la successiva analisi dello stato di gestione, al fine di individuare casi virtuosi ed esempi di buona gestione da promuovere e divulgare, ma anche criticità e potenzialità di miglioramento.

I dati raccolti attraverso una scheda inviata alle amministrazioni, corrispondono a ben il 71% degli abitanti del Lazio in 115 comuni, 4.182.268 persone su 5.889.649, Utenze domestiche: 1.794.088 utenze domestiche e 77.655 non domestiche. Legambiente ha consegnato oggi premi per tre categorie: massima percentuale di raccolta differenziata, minima produzione di rifiuti pro-capite, buone pratiche di gestione.

Sulla percentuale di raccolta differenziata, Legambiente premia i primi tre comuni classificati e in totale gli undici “ricicloni” con differenziata superiore cioè al 65%: primo classificato Oriolo Romano con il 79,67%, seguito da Castelnuovo di Porto con il 78,78% e Castelliri con il 77,60%. Secondo l’art. 205 del DLgs 152/2006 ogni ambito territoriale doveva assicurare una raccolta differenziata dei rifiuti urbani del 65% entro il 2012.

“Sono ancora troppo pochi i comuni virtuosi, ma c’è un trend di miglioramento che va nella giusta direzione, ora l’impegno dei comuni su riciclo, riduzione e riuso sia asse portante dell’azione amministrativa – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – Alla Regione chiediamo di mettere in pratiche le linee guida sulla riduzione già presentate e di avviare il percorso partecipato per la definizione del nuovo piano rifiuti; per avere dopo la sacrosanta chiusura di Malagrotta, un futuro libero da discariche, inceneritori e conferimento fuori ambito e un Lazio Rifiuti Free”.

Tanti i comuni che pur non rientrando nella classifica hanno comunque partecipato e dimostrato di volersi impegnare nella lotta ai rifiuti, tra questi anche la capitale che, nonostante le difficoltà è riuscita a raggiungere il 40% di raccolta differenziata dal 25,7% del 2012. Complessivamente, secondo lo studio e sulla base del campione, nel Lazio la percentuale media di Rd si attesta al 39%.

“Anche nel Lazio ci sono dei segnali positivi di discontinuità rispetto al passato caratterizzato dallo smaltimento in discarica. Ora serve replicare queste realtà virtuose a tutti i comuni laziali a partire da Roma e dai capoluoghi di provincia – commenta Stefano Ciafani vicepresidente nazionale di Legambiente – Per velocizzare questa rivoluzione serve un nuovo sistema di penalità e premialità economica per chi smaltisce in discarica, che permetta di far pagare meno i Comuni ricicloni e di penalizzare quelli meno virtuosi”.

Sul fronte impiantistico, per Legambiente è urgente procedere alla realizzazione di impianti per il riuso e per il trattamento e riciclaggio dell’organico differenziato, ancora poco presenti sul territorio laziale. “Solo così – conclude Ciafani – archivieremo una volta per tutte la dittatura delle discariche che con le varie Malagrotta, Borgo Montello, Inviolata e Cupinoro ha caratterizzato per decenni il ciclo dei rifiuti di questa Regione”.

Nella seconda sezione della ricerca di Legambiente è stata analizzata la produzione pro capite di rifiuti e le migliori performance sono quelle dei comuni di Pico e Rocca priora, seguiti in classifica da Arnara, Pescosolido e Vallemaio, tutti premiati per la minima produzione pro-capite.

La terza sezione è stata dedicata all’analisi sulle buone pratiche: punti di erogazione “acqua alla spina” presenti nel 43% dei comuni, impiego di stoviglie riutilizzabili nelle mense comunali per il 15% del campione, stesso dato per la distribuzione di sporte riutilizzabili o compostabili. Poco diffusi ancora i punti di erogazione latte alla spina solo in 7 Comuni, e di incentivi per l’uso di pannolini lavabili solo in 2 Comuni.

Secondo l’elaborazione di Legambiente per le buone pratiche è stato consegnato il primo premio ad Acquapendente e Montefiascone seguiti da Castel Sant’Elia, Genazzano, Ischia di Castro, Serrone.

Menzione speciale per il Comune di Oriolo Romano che prevede l’uso di ben sette buone pratiche.

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